La tragedia del piccolo Domenico, quando il dolore diventa palcoscenico

Il dramma di una famiglia, il rumore delle telecamere e le domande che restano

6.7k 15
bambino cuore bruciato

Il caso del cuoricino da trapiantare. Per fortuna i tiggì hanno aggiustato la mira quando si sono accorti che non potevano trarne un altro scoop “alfredino-nel-pozzo”, di altissima audience e palcoscenico per l’allora presidente Pertini, il più vanitoso della storia repubblicana. Sempre per fortuna, Mattarella ha evitato di contribuire allo show. Adesso, a riflettori spenti, posso riflettere sulla faccenda. In tivù ho visto sempre intervistata la disgraziata madre, disfatta sia nel look che nel viso. Sempre e solo lei. E il marito dov’era? Non pervenuto. Ah, sì, è comparso una volta, una sola.

Lei, giustamente, inveiva contro l’ospedale, i medici, i portatori di organi. E minacciava di adire avvocati e tribunali, cosa che ha fatto a tamburo battente alla morte del figlioletto. Aveva ottenuto, in via eccezionalissima, un consulto congiunto dei migliori cardiochirurghi italiani. Potenza delle telecamere, che ha prodotto anche l’intervento delle massime autorità governative. Lei vuole adesso giustizia “perché un caso del genere non si ripeta mai più”. Come dicono tutti quelli che hanno subìto un danno da qualche ente per negligenza. Ma l’espressione del viso, a mio parere, parla di vendetta. Anche questa è cosa giusta e umanamente comprensibile, per carità. Ho amici a cui è nato un bambino gravemente malformato: che possa tornare in cielo se lo aspettano; e magari pensano che, in un caso simile, il trapianto di cuore si può fare perché l’hanno tolto a un altro bambino, per il quale non ci sono stati elementi per montare un caso mediatico.

Sono ormai anziano e cose del genere ne ho viste tante: muore un neonato o nasce morto; i genitori piangono ma se ne fanno una ragione, e ne mettono in cantiere un altro. Chi scrive appartiene alla generazione di quelli che, tradizionalmente, portavano il nome del nonno paterno. Io sono Rosario (detto Rino in quanto in Sicilia si fa largo uso di diminutivi) perché il primogenito dei miei genitori nacque morto: Rosario avrebbe dovuto essere lui. Chissà se in cielo potrò incontrarlo, questo mio fratello maggiore.

Be’, visto che siamo scivolati in terreno cristiano, la memoria torna a quel che constatò il bestsellerista Vittorio Messori dopo il trageda del Vajont. Tra quelli e quelle che gridavano “giustizia!”, e ne avevano ben donde, c’era una che, chiusa nel suo dolore non si associava al coro. Le fu domandato come mai. Rispose che, mandando in galera i responsabili, le loro donne avrebbero pianto come lei stava facendo in quel momento. E lei non ne avrebbe tratto alcuna soddisfazione: ci pensassero i tribunali.

Vabbè, ognuno ha le sue reazioni. Ma nel caso del bambino di Napoli devo dire che ricevo post in cui l’ospedale Monaldi, al centro del caso, è esaltato come istituto di eccellenza e lodato da tanti. Boh, se la vedranno i giudici e gli ispettori ministeriali. Speriamo lontano dalle telecamere.

Rino Cammilleri, 11 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version