
Il rebranding del 25 novembre da giornata contro la violenza sulle donne a giornata della misandria spicciola e qualunquista è ormai una solidissima realtà. Pare evidente che la ricorrenza non serve più a rimarcare quanto sia importante prevenire ed educare. Tutt’altro, funge molto banalmente da giornata di sfogo contro l’essere umano di sesso maschile: una bestia deforme che si nutre di sangue femminile e che distrugge, devasta, picchia e uccide. Guai ad avere il coraggio o la capacità logica di dire che non tutti gli uomini sono come vengono dipinti dalle pagine femministe; in tal caso si rischia di essere considerati collusi con il partiarcato, incel e, pertanto, potenziali violenti o ancor peggio assassini.
E così l’uomo diventa il nemico pubblico, un individuo da schifare e da emarginare. Così le influencer, le attiviste (inteso come professione e non come passione, che è già tutto un dire), portano il maschio sul patibolo. E no, sostenere che si possa compiere in questo modo una ignorantissima generalizzazione non servirà a nulla: “Non tutti gli uomini ma sempre gli uomini”, questa sarà la risposta delle femministe, che più che femministe sono ormai a pieno titolo delle misandriche.
I post, le foto e i commenti di ieri, 25 novembre, sono agghiaccianti e al limite della guerra di genere: tralasciando i numerosissimi “Sorella io ti credo” (a questo punto aboliamo i tribunali e affidiamoci sempre ai feedback di qualsiasi donna…), davvero sconcertanti sono alcuni post spesso pubblicati da giornali e testate online. Su una di queste, l’account di Instagram di thatsfabofficial, un contenuto nauseabondo: delle foto a caso di persone nella loro quotidianità con su scritto “chi di loro potrebbe uccidere la sua ragazza?”. Slide successiva, altra foto totalmente innocua, con su scritto: “chi di loro ha picchiato la sua fidanzata?”.
Il senso del post secondo la testata è il voler trasmettere che la violenza spesso si cela silenziosamente dietro situazioni all’apparenza normalissime. Bene, complimenti. L’intento è nobile, il veicolo è subdolamente fraintendibile. A guardare il carosello, l’impressione è un’altra: e cioè che qualsiasi uomo è un potenziale killer, violento, stupratore. Significa instillare, nel tentativo di guadagnare qualche like in più, nella mente della donna la paura che ogni uomo sia uno schifoso che brama di soggiogarla.
Violenza pura, contro gli uomini. Generalizzazione spicciola, ma solo sul maschio bianco occidentale. Guarda caso queste testate non fanno mai dei voli pindarici sui migranti che, pur costituendo il 9% della nostra popolazione, sono autori del più del 40% delle violenze contro le donne. Eppure, anche alla luce di questo dato, nessuno si sognerebbe mai di postare la foto di un barcone o di un gruppo di maranza con su scritto “chi di loro è lo stupratore?”. In tal caso, pur essendo anche questa una generalizzazione inaccettabile, ci sarebbe anche una qualche piccola correttezza statistica in più, quantomeno.
La verità è una ed è molto più semplice di così: il patriarcato fa vendere, l’uomo come nemico fa vendere, la polarizzazione e il “noi contro loro” fa vendere. Inasprire il dialogo e creare mostri porta più acqua al mulino della gente che vive di follower, di like, di qualche libro scritto con ChatGpt dove narra le difficoltà di emergere in un mondo di uomini schifosi. Ecco perché i primi e le prime a non volere un dialogo costruttivo e un’educazione più adeguata sono proprio loro; quelli che a parole si vantano di creare una rete solida e solidale, unita e compatta contro la violenza e che invece a fatti alzano barriere sociali che dividono anziché unire. Vergognatevi, sciacallə.
Alessandro Bonelli, 26 novembre 2025
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