
Domani si aprirà a Roma il festival dell’editoria Più libri più liberi e, neanche a farlo apposta, l’evento è stato annunciato da un clamoroso episodio di censura.
Una buona parte di quella che si considera la meglio gioventù italiana, i più a la page, i più moralisti, i più coccolati del cosiddetto “mondo letterario” di questo Paese, si sono forsennatamente schierati contro un piccolo editore, Passaggio al Bosco, reo di quella che per loro è una colpa assoluta, impossibile da lavare: pubblica autori di destra! No, di più, di estrema destra!
Ora, da persone che da un po’ frequenta questo meraviglioso e dannato settore, posso dirvi che Passaggio al Bosco è un validissimo editore. Pubblica cose buone e meno buone, più o meno condivisibili, ma un merito di sicuro ce l’ha, ed è forse il primo merito che dovrebbe avere un editore che voglia provare a far conoscere delle idee all’interno di una società: pubblica libri che, nel bene e nel male, fanno riflettere, interrogano, provocano.
L’editoria, nonostante tutte le enormi difficoltà del settore, nonostante tutte le difficoltà che gli editori, tanto i grandi quanto i piccoli fanno per stare in piedi, non muore e continua a vivere perché nei libri ci sono contenuti quei fattori sociali che sono il motore del mondo: le idee che si scontrano, si scambiano e poi diventano la realtà in cui viviamo. La nostra realtà, così concreta, non è altro che un prodotto delle idee. Per questo, nei confronti delle idee, va praticata una libertà che sia assoluta. Assoluta! Eventualmente saranno i comportamenti a dovere essere censurati e sanzionati. Ma le idee devono circolare con una libertà totale e spregiudicata.
Ecco, questi pretesi e pretenziosi scrittori-giornalisti-intrattenitori che sono convinti di sapere esattamente quale sia la parte giusta della storia, la loro ovviamente, non vogliono in alcun modo che le idee diverse dalle loro circolino. Libri come quelli di Passaggio al Bosco (ma la lista dei bravi editori in queste condizioni è lunghissima) hanno già una sorta di cordone sanitario costituito dalla distribuzione. Fanno un’enorme difficoltà ad arrivare nelle librerie dove dominano i libri di questi neo-censori che si commentano a vicenda sui giornali amici, e tra loro si complimentano dandosi di gomito su quanto sono buoni e bravi.
Le fiere del libro, soprattutto quella di Roma che è fiera della “piccola e media editoria”, servirebbero invece esattamente a fare conoscere le realtà più piccole eppure combattive e colte che altrimenti non avrebbero alcuno altro sbocco. Ai “buoni progressisti”, agli uomini dalle migliori intenzioni però questo non va bene. Le idee che non siano le loro vanno bandite, poste sotto chiave, oscurate, tacitate.
La censura delle idee è precisamente il nucleo di ogni forma totalitaria, che non va pensata semplicemente come nazismo o comunismo, ma come un sistema sociale in cui tutte le idee che non si conformano a un preciso dettame vengono bandite. In fin dei conti, l’ideale dell’uguaglianza assoluta, al centro del comunismo, è precisamente questa: un’unica idea per tutti, con la libertà che diventa niente altro che una deviazione, un errore da cancellare. Quello che si fa oggi, in piccolo, con un bravo editore che osa disertare, rivela il loro metodo e la vergognosa idea che è alla base di questa oscena censura.
Michele Silenzi, 3 dicembre 2025
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