
Donald Trump si è preso la scena e questa volta non per un tweet, ma per un fatto: la pace in Medio Oriente. Altro che chiacchiere da salotto o summit infiniti con foto di gruppo e zero risultati. L’uomo che tutti avevano dato per “troppo imprevedibile”, “troppo ruvido”, “troppo Trump”, oggi viene accolto in Israele come un eroe. Alla Knesset, il Parlamento israeliano, il tycoon si è goduto una vera e propria standing ovation. Gli israeliani lo chiamano “il più grande amico di Israele” e c’è persino chi sfoggia i cappellini rossi: “Trump, il presidente della pace”. O ancora, il paragone con “Ciro il Grande”. Altro che slogan, stavolta è realtà.
Dal podio del Parlamento israeliano, The Donald ha parlato di “un’alba storica per il Medio Oriente”. E si capisce che non è solo retorica: “Ho partecipato a molti successi. Non ho mai visto niente di simile a quello che sta succedendo oggi”, ha detto emozionato ma fiero. Poi ha aggiunto: “Per così tante famiglie in questa terra, sono anni che non si conosce un solo giorno di vera pace… il lungo e doloroso incubo è finalmente finito.”
Mentre fuori la folla piangeva, cantava e festeggiava la liberazione dei venti ostaggi — sì, liberati dopo oltre settecento giorni — Trump è volato in Egitto per mettere il suo nome sotto l’accordo che tutti, fino a ieri, consideravano impossibile: la pace a Gaza. “È un giorno incredibile per il Medio Oriente, ci sono voluti tremila anni per arrivare fin qui, e reggerà”, ha dichiarato prima di firmare accanto ad al Sisi, Erdogan e l’emiro del Qatar. Tutti attorno a lui, tutti consapevoli che senza Washington, anzi senza Trump, quell’accordo non ci sarebbe mai stato.
E poi il colpo da maestro, la frase che riassume tutta la sua filosofia: “Questo è il giorno per cui le persone in questa regione e in tutto il mondo hanno lavorato, lottato, sperato e pregato… Finalmente, abbiamo la pace in Medio Oriente”. Applausi, ovazioni, foto. Ma soprattutto, risultati. Mentre l’Europa discute, l’Onu convoca riunioni e i progressisti twittano sulla “necessità del dialogo”, Trump firma, stringe mani e chiude un conflitto che sembrava eterno.
“Abbiamo dimostrato come la pace sia possibile”, ha spiegato rivolgendosi anche ai leader europei presenti, tra cui Giorgia Meloni. “Oggi, per la prima volta nella vita, abbiamo un’opportunità irripetibile di lasciarci alle spalle vecchie faide e di dichiarare che il nostro futuro non sarà governato dalle lotte delle generazioni passate”. Ecco la differenza: gli altri parlano di pace, lui la fa. Il presidente americano ha ricordato che “i primi passi verso la pace sono sempre i più difficili, e oggi li abbiamo compiuti insieme”. Ma non si è fermato qui. “La svolta epocale che siamo a celebrare stasera è molto più della fine della guerra a Gaza… sarà un nuovo inizio per l’intero Medio Oriente.”
Leggi anche:
È il Trump che piace ai suoi sostenitori e che spiazza i suoi detrattori: pragmatico, diretto, capace di fare ciò che i professionisti della diplomazia consideravano irrealizzabile. Persino sull’Iran ha aperto la porta: “Sono pronto a revocare le sanzioni quando saranno pronti a negoziare. Non possono sopravvivere con le sanzioni”. Tradotto: il bastone e la carota, ma senza ipocrisie. Intanto i suoi inviati, Steve Witkoff e Jared Kushner, lavorano già alla “fase due”. Mentre a Tel Aviv e al Cairo si brinda, Trump stringe mani e saluta, lasciando dietro di sé la sensazione di aver scritto una pagina di storia.
Altro che “imprevedibile”. Il “presidente della pace”, come ormai lo chiamano anche a Gerusalemme, ha dimostrato che quando gli altri filosofeggiano, lui consegna risultati. E, nel caos della politica internazionale, questa sì che è una notizia rivoluzionaria.
Franco Lodige, 14 ottobre 2025
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).