
Provate a giocare con l’immaginazione. Immaginate Giorgia Meloni con al fianco un marito. Immaginate se questo marito venisse sottoposto ad indagine da parte di un giudice istruttore per traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Immaginate se il pm chiedesse per lui il rinvio a giudizio ritenendo fondati gli indizi raccolti a suo carico e ritenesse che “la condotta assunta dai palazzi presidenziali”, cioè dal governo, apparisse “più propria ai regimi assolutisti” che delle democrazie liberali. Immaginate il casino. I titoli dei giornali. Travaglio in prima fila. “Meloni dimettiti”. “Meloni non poteva non sapere”. Di più. Immaginate se Carlo Nordio, nel suo ruolo di ministro, intervenisse pubblicamente per definire il lavoro del pm “una vergogna per i cittadini, per i giudici e i magistrati”. Immaginate se Nordio arrivasse a intimidire quel procuratore, augurandosi che “un tribunale imparziale” ribalti “le decisioni prese in questa indagine”. Immaginate se da ambienti governativi trapelasse ai giornali il sospetto che la richiesta di rinvio a giudizio sia viziata da un particolare “tempismo” ad orologeria. Immaginate le proteste. Le grida di indignazione per le ingerenze del governo sull’autonomia della magistratura. Immaginate l’Anm, il Csm, la magistratura associata e tutto il cancan.
Bene. Ovviamente nulla di tutto questo è successo. O meglio: non in Italia. È avvenuto però in Spagna, regno di Pedro Sanchez, l’intoccabile Pedro Sanchez, l’eroe delle sinistre: ieri il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiuso l’istruttoria e chiesto il rinvio a giudizio di Begona Gomez, moglie del premier. E non solo nessuno s’è scandalizzato o ci ha aperto i giornali. Ma sono passate anche sotto traccia le pressioni avanzate dal governo spagnolo contro il giudice, che dovrebbe essere “un potere indipendente”.
Piccola premessa: per noi la signora Gomez in Sanchez è innocente, fino a prova contraria. Secondo l’accusa, la moglie del premier avrebbe “influenzato” alcune autorità accademiche e alcuni funzionari “avvalendosi della relazione personale con il presidente del governo” e ottenendo “interlocuzioni istituzionalmente eccezionali” al fine di ottenere una cattedra di un master all’Università Complutense di Madrid. Sul resto delle accuse, che vanno dal traffico di influenze, corruzione negli affari, alla malversazione e all’appropriazione indebita, possiamo anche sorvolare. Prendiamo per buona la presunzione di innocenza.
Qui il problema infatti è un altro. Primo: che la notizia è passata in secondo piano, soprattutto in Italia, quando fosse accaduto a chiunque altro l’avrebbero crocifisso salvo divorzio immediato dalla moglie indagata. Secondo: nessuno parla del fatto che mentre un giudice indipendente chiedeva il processo per la signora Gomez, il ministro della Giustizia di Sanchez – Felix Bolanos – criticava duramente l’inchiesta, affermando che “ha fatto vergognare molti cittadini e molti giudici e magistrati” e che “il danno fatto al buon nome della giustizia è per molti aspetti irreparabile”.
Domanda: dov’è finita l’autonomia della magistratura? Dove sono gli inviti ai governi a non interferire con le azioni delle toghe? Abbiamo visto una intera campagna elettorale contro la riforma della giustizia in Italia in cui si urlava allo spauracchio dei giudici o sottoposti al potere dell’esecutivo o sotto il ricatto dello stesso, criticati per ogni indagine aperta ai danni di un politico o di un loro familiare. E ora che accade in Spagna, nella tanto amata repubblica del socialista di Psoe, nessuno osa fare bah? A quanto pare i giudici sono sacri e intoccabili, indispensabili per la tenuta della democrazia, ma solo in Italia.
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).