
Non ci sarà una pace immediata. Vladimir Putin non ha utilizzato troppi giri di parole nel dialogo telefonico durato un’ora e quindici minuti con Donald Trump. La posizione di Mosca è stata ulteriormente definita con una serie di niet che sono piovuti come macigni sui negoziati: nessuna tregua, nessun vertice con il “terrorista” Volodymyr Zelensky, nessun credito agli occidentali, che avrebbero aiutato Kiev ad attaccare la Russia sul suo suolo. Ma non solo. Ieri lo zar ha anche parlato con Papa Leone XIV. Il pontefice si è subito mostrato disponibile per le trattative di pace, ribadendo che questa deve essere “giusta”, quindi non equivalente ad una resa dell’Ucraina.
“Il presidente Putin mi ha detto, con molta fermezza, che dovrà rispondere ai recenti attacchi” di Kiev, ha spiegato Trump, per poi ammettere: “È stata una buona conversazione, ma non una conversazione che porterà ad una pace immediata”. Prima della chiacchierata con il tycoon, Putin aveva escluso qualsiasi tipo di allentamento della pressione militare sull’Ucraina, respingendo ancora una volta la richiesta di una tregua temporanea avanzata da Kiev a Istanbul. Nel frattempo Kiev è al lavoro per studiare nel dettaglio il memorandum consegnato da Mosca, ma nella sostanza le condizioni poste dai russi per arrivare alla pace sono considerate inaccettabili. Zelensky le ha definite degli “ultimatum” ed ha accusato il Cremlinodi “condurre colloqui solo per ritardare nuove sanzioni” occidentali.
Ma non è tutto. Dagli Stati Uniti arriva un monito nei confronti dell’Europa: Mosca è un pericolo per tutto l’Occidente. L’allarme è stato lanciato ieri in occasione del summit dei ministri della Difesa della Nato. “L’urgenza del momento è innegabile – riporta Repubblica – Mentre il conflitto tra Russia e Ucraina continua, Mosca sta già preparando la sua prossima mossa. Il Cremlino sta ricostruendo il proprio esercito. Gli alleati della Nato devono superare la Russia. Non abbiamo altra scelta. Vorrei essere chiaro: è giunto il momento di agire. Serve un’alleanza costruita per le minacce del 2025 e oltre, non per i campi di battaglia di ieri” le parole dell’ambasciatore americano Matthew Whitaker.
ùSulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Nato Mark Rutte: Mosca può rappresentare una minaccia concreta per l’Europa. “Siamo sempre preparati a ogni eventualità. E Vladimir Putin dovrebbe sapere che se provasse ad attaccarci, la nostra reazione sarebbe devastante. Saremo devastanti e molto efficaci anche tra 3-5-7 anni, ed è per questo che dobbiamo spendere di più” la sua analisi. Rutte ha ribadito che verrà difeso “ogni centimetro del territorio della Nato” e “chiunque, sia Putin o qualcun altro, pensi che non sia così, si sbaglia e ne affronterà le conseguenze”.
Putin non vuole arrivare alla pace in breve tempo, questo è ormai chiaro a tutti, anche a Trump. La guerra in Ucraina andrà avanti ancora per diversi mesi, ma il timore è che le mire del Cremlino non si fermino ai territori di Kiev. Secondo le intelligence europee, Mosca vorrebbe rimettere sotto controllo una lista di territori un tempo appartenenti alla “Grande Russia”. Riflettori accesi sul Baltico: dalla Lituania all’Estonia, passando per la Lettonia e la Moldavia. Da qui il consiglio di Washington all’Europa di quintuplicare i sistemi di difesa aerea e di terra.
Strettamente connesso è il discorso legato alle spese per la difesa: Trump ha chiarito ancora una volta che non intende più farsi carico del peso per la sicurezza europea. Rutte ha tagliato corto: “Al momento non ci sono piani per il ritiro delle truppe da parte degli Stati Uniti dall’Europa ma si aspettano che gli alleati europei e canadesi spendano molto di più”. Il messaggio della Casa Bianca è forte e chiaro: bisogna arrivare al 5 per cento del Pil. Cifra monstre per molti Paesi europei, ma il dibattito sta entrando nel vivo.
Franco Lodige, 5 giugno 2025
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