L’allarme di Descalzi: “Bisogna sospendere il divieto al gas russo”

L'allarme dell'ad di Eni sulle forniture di carburanti a causa della crisi di Hormuz: 600 stazioni di servizio in Italia sono rimaste senza gasolio

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Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha definito la chiusura dello Stretto di Hormuz come “l’evento più importante degli ultimi 40 anni”. A causa del conflitto in Iran, l’offerta di combustibili ha subito un calo drastico, con 4,5 milioni di barili di prodotti raffinati e 11-12 milioni di barili di greggio mancanti all’appello. Durante un intervento alla Scuola di Formazione Politica della Lega a Roma, Descalzi ha sottolineato che questa situazione richiede soluzioni straordinarie. Ha inoltre evidenziato come crisi globali recenti, dalla pandemia alle tensioni in Ucraina, abbiano contribuito a esacerbare i problemi energetici.

La proposta di sospendere il bando sul gas russo

Descalzi ha dichiarato che sarebbe necessario sospendere il ban europeo, previsto per il 1° gennaio 2027, sui 20 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto provenienti dalla Russia. “Penso che sia necessario sospendere il divieto che scatterà il primo gennaio 2027 sui venti miliardi di metri cubi di gnl (gas naturale liquefatto) che vengono dalla Russia”, ha detto. Altrimenti chi andrà a produrre questi 20 miliardi in più?”. Il rischio è che un ammanco tale provochi un ulteriore stress, magari non per l’Italia ma per altri Paesi europei: “Ma l’Ue non ha ancora un progetto di sicurezza energetica”. Durante il suo intervento ha criticato la dipendenza energetica europea e ha spiegato come il gas rimanga essenziale per la flessibilità delle centrali, dato che le rinnovabili e altre tecnologie non possono garantire la stessa capacità di risposta immediata. Ha inoltre auspicato una revisione dell’Ets, il sistema europeo delle quote di emissione, considerato troppo penalizzante per l’industria pesante già gravata dai costi energetici.

Carenze nelle raffinerie europee

Secondo Descalzi, l’Europa non è attualmente in grado di soddisfare autonomamente le proprie esigenze di raffinazione. Ha rilevato che il continente consuma circa 60 milioni di tonnellate di carburante per aviazione, ma ne importa il 35% a causa della chiusura di 36 raffinerie negli ultimi vent’anni. Oltre al jet fuel, il diesel rappresenta un’altra area critica. Durante lo scorso fine settimana, 600 stazioni di servizio Eni in Italia sono rimaste senza gasolio. Il problema, ha puntualizzato l’ad, è legato ai volumi di prodotto disponibili, non solo ai prezzi.

Le sfide delle forniture energetiche

Eni ha cercato di rispondere alla diminuzione del gas russo con forniture provenienti da Paesi come Algeria, Nigeria, Congo e Stati Uniti. Descalzi ha spiegato che il gas dall’Algeria è passato da 10 a 20 miliardi di metri cubi, con un potenziale di 36 miliardi. Tuttavia, ha evidenziato che per sostenere questa bilancia energetica servono nuovi investimenti nella produzione di materia prima, investimenti che negli ultimi anni si sono ridotti drasticamente in Europa.

Attualmente, l’Italia importa il 95% della materia prima necessaria per soddisfare la domanda interna. Descalzi ha sottolineato che gli ultimi stress test globali, inclusi il Covid e i conflitti internazionali, hanno messo in evidenza le incongruenze di un sistema europeo che si è progressivamente privato della propria capacità produttiva. Ha ammonito che, senza una produzione propria e una raffinazione adeguata, l’Europa si espone a rischi gravissimi in caso di crisi.

Una chiamata al buon senso

Alla luce della situazione attuale, Descalzi ha invitato a non affrontare le emergenze con approcci radicali o dogmatici. Ha ribadito che, per trovare soluzioni sostenibili, è necessario adottare misure pragmatiche e adeguarsi a un contesto straordinario. “Non possiamo svegliarci ogni volta che c’è una crisi e rincorrerle,” ha concluso. “Bisogna prepararsi per reagire e risolvere alla radice i problemi strutturali.”

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