Cronaca

L’altra famiglia nel bosco: il blitz a casa per portare via i bambini

C'è un altro caso di cui nessuno parla: "Alle 11 ci hanno suonato al cancello. Era una trappola"

famiglia nel bosco
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C’è un caso, di cui si è occupato Fuori del coro, nel quale la mano pesante della giustizia minorile sembra aver colpito con estrema durezza. E’ accaduto il 16 ottobre ad una famiglia che vive in un’abitazione confortevole nei pressi di Caprese Michelangelo, in provincia di Arezzo, la quale ha subìto un vero e proprio blitz da parte di carabinieri ed assistenti sociali che, su ordine del Tribunale dei minori di Firenze, hanno prelevato con la forza i loro due bambini di 4 e 8 anni. La coppia di genitori, Harald di origini altoatesine e Nadia cittadina bielorussa, non vede i figli da quasi 50 giorni. Secondo quanto riporta La Nazione, la famiglia si è trasferita “nel paese dell’alta Valtiberina dopo aver vissuto in Alto Adige dove gestivano un B&B: lì i figli seguivano una formazione didattica prevista dalle norme e basata sulla “scuola a casa”. Format che hanno seguito anche in Toscana ma che secondo le relazioni delle assistenti sociali, non sarebbe stato conforme a quanto previsto dalla legge. Diametralmente opposta la versione dei genitori, secondo i quali alla base ci sarebbe un disguido burocratico.”

Particolarmente agghiacciante il racconto fatto dal padre – testimoniato anche dalle riprese della videosorveglianza della casa – agli inviati di Mario Giordano: “ “Alle 11 ci hanno suonato al cancello. Io sono uscito per andare ad aprire. Due carabinieri mi hanno chiesto di far venire anche mia moglie, perché dovevano notificarci un atto importante. Era una trappola”. L’uomo prosegue: “Dal bosco sono spuntati oltre dieci agenti in tenuta antisommossa, mentre un’altra decina ci ha circondato per impedirci di tornare in casa. A quel punto ho capito. Ho cominciato a urlare a mio figlio più grande di non aprire. Di tutta risposta, l’ispettore capo mi ha minacciato: ‘Se non gli fai aprire la porta, noi tanto la sfondiamo!’. E me lo ha ripetuto: ‘Se non ci fai aprire la porta noi la sfondiamo’”. Quindi conclude: “I nostri bimbi erano in casa. Mio figlio ha pensato che fossi io. Ed ha aperto. Il carabiniere, come si vede chiaramente nel video, ha spinto con forza la porta. E loro sono entrati”.

Mentre la madre, che in un primo momento era stata condotta insieme ai figli nella casa famiglia in cui quest’ultimi sono stati collocati – o reclusi, come qualcuno potrebbe sostenere -, non avendo firmato un foglio, che a suo dire non recava la firma in calce del magistrato competente, è stata rimandata indietro, e da quel momento i genitori hanno perso ogni contatto con il loro due bambini.

Il padre, che ha dichiarato di aver sporto denuncia contro tutti i protagonisti di quella che sembra una vera e propria azione di polizia, ha così espresso la sua vibrata protesta ai media: “Con quale diritto ci hanno portato via i nostri bambini? E dire che c’eravamo trasferiti qui un anno e mezzo fa, dalla Val Badia, dopo aver gestito per dieci anni un albergo… Cercavamo solo un po’ di tranquillità. E invece ci hanno distrutto la vita”.

Ovviamente non poteva mancare il commento della criminologa Bruzzone che, ospite de La Vita in Diretta, condotta su Rai1 da Alberto Matano, ha sostanzialmente detto che, a prescindere dagli effettivi confort abitativi di questa famiglia, ci saranno sicuramente ben altre criticità a spiegare l’intervento del Tribunale.

L’impressione è che, grazie all’intervento sempre più necessario di una informazione che non sembra fare sconti in questo delicato settore della giustizia italiana, si stia scoperchiando una sorta di vaso di Pandora, mettendo in luce con quanta apparente facilità si decida di adottare simili provvedimenti di allontanamento, anche quando non c’è un reale e immediato grave rischio che riguardi i minori.

Claudio Romiti, 5 dicembre 2025

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