Landini difende lo Stato-padrone, non i lavoratori

La Cgil dovrebbe scioperare contro lo statalismo, non per chiedere più tasse ai ricchi. Ma ormai i sindacati hanno abdicato al loro ruolo

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Quando il segretario della CGIL, Maurizio Landini, dice che “bisogna tassare i ricchi per redistribuire la ricchezza e finanziare sanità, scuola e inclusione sociale”, non parla di giustizia: parla di predazione legalizzata.

In un Paese dove la spesa pubblica supera il 60% del PIL, la ricchezza non è concentrata nei “ricchi”, ma intrappolata nello Stato, nei suoi carrozzoni, nei ministeri inutili, negli enti parassitari e nelle clientele politiche e sindacali che vivono sulle tasse di chi lavora davvero.

Tassare ancora significa colpire chi produce, non chi specula sul potere. Significa alimentare l’inefficienza, non ridurre la povertà. Significa scoraggiare impresa, investimento e lavoro, non promuovere equità.

Ma il punto più grottesco è che i sindacati come la CGIL si ostinano a chiedere “più Stato”, quando lo Stato è il primo nemico dei lavoratori. La vera battaglia “sindacale” dovrebbe essere contro le pretese fiscali e contributive che spolpano le buste paga, non per aumentarle.

Un lavoratore su due in Italia vede più del 50% del suo reddito dissolversi tra tasse, INPS e addizionali. E i giovani, i trentenni e quarantenni di oggi, continuano a pagare contributi per una pensione che non avranno mai, schiacciati da un sistema che serve solo a mantenere privilegi e voti di scambio.

Di questo, a Landini e ai suoi sodali non importa nulla. Loro difendono lo Stato-padrone, non il lavoratore. Hanno fallito la loro missione e sono un enorme potentato ben inserito nel sistema marcio statalista italiano. Sono complici di un modello in cui il salario reale crolla, la produttività langue e la libertà economica viene criminalizzata.

Il vero atto di “giustizia sociale” non è tassare i ricchi: è liberare i lavoratori dallo Stato predatore. Ridurre la spesa pubblica, tagliare gli sprechi, abbattere il cuneo fiscale e contributivo. Solo in un Paese dove chi lavora può tenersi ciò che guadagna, e chi rischia non viene punito ma rispettato, può rinascere la vera ricchezza.

Tutto il resto – le invocazioni alla “redistribuzione”, i proclami di Landini, i cortei con le bandiere rosse – non è solidarietà. È solo parassitismo e difesa di rendite di posizione insostenibili alle spalle delle nuove generazione. Il tutto travestito da buonismo e giustizia sociale.

Andrea Bernaudo, 12 novembre 2025

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