Landini soffia sul fuoco

Studenti e attivisti si scontrano con la polizia, il segretario della Cgil conferma lo sciopero e rilancia la mobilitazione. Il risultato: tensione che sale

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landini manifestazione pro pal (1)

La vicenda della Flotilla non è più solo un episodio internazionale: è diventata un grimaldello per mobilitare piazze, studenti e sigle sindacali contro il governo. In molte città d’Italia si sono accese manifestazioni pro Pal – con momenti di tensione, scontri con le forze dell’ordine, danni a infrastrutture – e il Viminale si è trovato costretto a blindare le città, stringere i controlli e limitare permessi in vista del “weekend insorgente”.

Le proteste non sono state isolate. A Roma, cortei partiti dalla Sapienza verso il Colosseo; a Milano, occupazione dell’Università Statale. Nella maggior parte dei casi lezioni sospese, blocchi simbolici e una crescente escalation: Trieste con i manifestanti che tentano di forzare la stazione ferroviaria (un agente ferito alle mani dalle schegge); Firenze con attivisti sui binari a Santa Maria Novella; blocchi sulla linea Genova‑Roma nei pressi di Livorno e Viareggio. A Napoli si è provato a forzare il porto, a Torino è stata paralizzata la tangenziale sud. A Bologna, studenti contro agenti davanti alla stazione. Una cinquanta­tina di attivisti ha perfino assaltato l’aeroporto cittadino, fermando voli in partenza e arrivo.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ammonito: “La composizione dei cortei è molto eterogenea, il rischio di infiltrazioni violente non può essere sottovalutato”. E nel frattempo il Viminale ha convocato prefetti e questori, innalzando il livello di allerta su oltre 200 obiettivi sensibili, tra sinagoghe, luoghi ebraici, e comunità. A Roma la manifestazione più imponente: secondo la Questura oltre 10.000 partecipanti, gli organizzatori parlano di 50.000. Partenza dal Colosseo, snodi nei quartieri centrali: nessun fatto critico segnalato nel percorso, ma per motivi di sicurezza sono state chiuse alcune fermate della metro (Termini sulla linea A e Ostiense sulla B). Il piano delle autorità ha retto, almeno finora.

E come ciliegina, entra in scena lo sciopero nazionale proclamato da Cgil, Usb e Cobas. Parliamo di un’astensione che coinvolge settori pubblici e privati, trasporti, sanità, scuola. Con i soliti cavilli: servizi minimi garantiti per legge, ma disagi inevitabili. Maurizio Landini soffia sul fuoco e non ha intenzione di fare passi indietro: il sogno è sempre quello di diventare il leader della sinistra, con buona pace della priorità ai lavoratori. Il nodo è politico. Il governo – e in particolare Matteo Salvini – ha deciso di non ricorrere alla precettazione, motivando che “non risolve il problema ma si alimenta il clima già avvelenato in modo irresponsabile”. Tuttavia, da Palazzo Chigi il messaggio è cristallino: “Chi parteciperà a uno sciopero dichiarato illegittimo … ne pagherà personalmente le conseguenze”. Dall’altro lato, i sindacati hanno alzato la posta. “Chi rischia sanzioni sono le organizzazioni sindacali … non i lavoratori e le lavoratrici che sciopereranno”, ribattono dall’Usb. Ed ecco Landini: “È pienamente legittimo”, annunciando battaglia contro le eventuali multe e l’impugnazione della delibera del Garante.

Si è acceso qui un confronto normativo: la legge 146 del 1990 richiede preavviso di dieci giorni. Ma c’è l’articolo (comma 7 dell’art. 2) che consente deroghe “nei casi di astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratorì”. Il Garante, però, ha giudicato “inconferente” tale richiamo: lo sciopero, in questa circostanza, è dunque illegittimo. Ma il segretario Cgil non ci sta.

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Giorgia Meloni non è rimasta a guardare. Il premier ha punzecchiato evidenziato la Flotilla “c’entra poco con la vicenda palestinese e c’entra molto con le questioni italiane… non mi sarei aspettata che… non avessero indetto uno sciopero generale di venerdì, perché il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme”. Parole che ottengono un immediato, sferzante commento di Landini: “Pensavo che a un livello così basso un presidente del Consiglio non ci arrivasse mai”. E ribadisce che chi sciopera è mosso da “cose importanti”, non da break festivi.

Nei corridoi del governo si studia una revisione della normativa sugli scioperi: multe da 2.500 a 50.000 euro per chi incrocia le braccia senza osservare le regole, e persino una cauzione per organizzare manifestazioni. Una strategia “chi rompe paga” che vuole spostare l’asse dello scontro sul piano delle responsabilità individuali. Nella contesa, i sindacati gemelli “istituzionali”, Uil e Cisl, cercano di smarcarsi: appelli a una mobilitazione senza bandiere, condanne simboliche, ma sostanziale distanza da uno sciopero totale senza strategia né obiettivi concreti.

Insomma, serviva Gaza? No, serviva uno stadio per il duello politico. Le proteste diffuse, le occupazioni, il blocco dei trasporti: ottimo materiale per riproporre Landini come fulcro di una sinistra in cerca di identità. Lo sciopero generale, proclamato all’ultimo minuto e senza preavviso, è la ciliegina su una torta fatta per agitare le piazze, non per ottenere risultati. La vera priorità sembra non essere Gaza, ma far danno al governo; non difendere i diritti, ma reclamare leadership. Intanto, per i cittadini, ritardi, disagi e chiusure. Ma almeno il “messaggio” sarà chiaro: non si scherza con la sinistra di nuova generazione. E sì, c’è da mettersi le mani nei capelli.

Franco Lodige, 3 ottobre 2025

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