La notte tra il 2 e il 3 gennaio è stata teatro di forti esplosioni a Caracas, capitale del Venezuela, dove si sono verificati raid militari condotti dagli Stati Uniti. I bombardamenti hanno colpito diverse aree chiave della città, come Fuerte Tiuna, il Ministero della Difesa, la base aerea di La Carlota e La Guaira, il porto di Caracas. La popolazione ha assistito a un sorvolo a bassa quota di aerei militari americani, elicotteri e intensi blackout. La situazione ha scatenato il panico tra i cittadini, molti dei quali sono fuggiti dalla zona.
La cattura di Maduro e l’annuncio di Trump
Durante l’operazione, il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati catturati e portati fuori dal paese. A comunicare l’episodio è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha pubblicato un messaggio su Truth Social. «Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, Nicolás Maduro, che è stato catturato insieme a sua moglie». Trump ha aggiunto che l’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine americane, definendola «un’operazione brillante» grazie alla «buona pianificazione e al coraggio delle truppe». Ha inoltre annunciato una conferenza stampa per fornire ulteriori dettagli.
La risposta di Caracas e lo stato di emergenza
In seguito all’attacco, il governo venezuelano ha dichiarato lo stato di emergenza e ha invitato alla mobilitazione generale. Una dichiarazione ufficiale ha definito l’operazione statunitense una «gravissima aggressione militare» e una «violazione della Carta delle Nazioni Unite». Il governo venezuelano, tramite i suoi organi di stampa, ha parlato di «mobilitazione popolare» per contrastare quello che ha descritto come un «tentativo di cambio di regime» imposto dagli Stati Uniti. Si sono registrate accuse dirette agli Stati Uniti di voler imporre una guerra coloniale.
Il coinvolgimento delle forze speciali
La notte del raid, la Delta Force, una delle unità speciali più importanti degli Stati Uniti, ha svolto un ruolo chiave nella cattura di Maduro e di sua moglie. Funzionari americani hanno riportato che la pianificazione dell’attacco era stata avviata settimane prima. Tuttavia, l’esecuzione è stata ritardata da condizioni meteorologiche avverse. L’obiettivo principale era colpire infrastrutture militari e simboliche, come il memoriale di Hugo Chávez, rafforzando la pressione sul regime.
Reazioni internazionali e la situazione degli italiani in Venezuela
Le reazioni dalla comunità internazionale non si sono fatte attendere. La Russia e l’Iran hanno condannato fermamente l’azione degli Stati Uniti, parlando di violazione internazionale. Allo stesso tempo, il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto un’urgente riunione dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’ONU. Da parte italiana, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato di seguire la situazione con particolare attenzione, garantendo la sicurezza della comunità italiana presente in Venezuela, composta da circa 160.000 persone. L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito ha invitato i connazionali a non uscire di casa ed evitare spostamenti non essenziali.
L’allineamento di Cuba a Maduro e la situazione sul campo
Cuba ha espresso pieno sostegno a Nicolás Maduro, definendolo un alleato regionale chiave e condannando l’azione militare americana come «criminale». Nel frattempo, testimoni a Caracas hanno descritto colonne di fumo, truppe in movimento e spari sporadici in diverse zone della città. Forze armate venezuelane sarebbero impegnate in pattugliamenti per garantire controllo, ma la situazione rimane altamente incerta. Inviti alla calma sono arrivati anche dalla Farnesina, che ha confermato di essere operativa per garantire assistenza a chiunque sia in difficoltà.
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