L’antisemita neonazi fa notizia, gli antisemiti islamici no

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“Gli ebrei sono le cause di tutti i problemi”. Questa è una delle deliranti frasi registrate in diretta dall’attentatore durante l’attacco di ieri alla Sinagoga di Halle. Sì, registrate in diretta perché l’assassino aveva pensato bene di attaccare una telecamera all’elmetto, che aveva indossato, prima di compiere la sua strage che voleva in diretta streaming. Fortunatamente la Sinagoga, come ormai tutte le Sinagoghe del mondo fuori da Israele, aveva un servizio di vigilanza che è riuscito a far barricare i fedeli all’interno dell’edificio e, una volta bloccate le porte, l’attentatore è riuscito a sparare solo contro gli infissi e contro due persone innocenti, che si trovavano per caso nei paraggi, uccidendole.

Se fosse riuscito ad entrare nella Sinagoga oggi, sicuramente, saremo qui a piangere decine di morti fra uomini, donne e bambini uccisi in un luogo di preghiera nel giorno più sacro della tradizione ebraica. Dalle prime indagini sembrerebbe che l’uomo, che risponde al nome di Stephan Balliet neonazista di 27 anni già noto alle forze dell’ordine tedesche, abbia adottato il modello “Brenton Tarrant”, colui che il 15 marzo scorso ha fatto strage in una moschea e in un centro islamico a Christchurch, in Nuova Zelanda. Dalle immagini dell’attentato che sono state pubblicate dalla stampa tedesca si vede chiaramente l’uomo che, oltre al fucile imbracciato, indossa un’uniforme verde e un elmetto che probabilmente risale al tempo dei VoPos, la Volkspolizei o Deutsche Volkspolizei, ossia la Polizia Popolare Tedesca, la famigerata polizia nazionale della DDR.

Rimane che essere oggi sorpresi da questo gravissimo attentato senza tenere conto, come sta facendo il governo di Berlino dove è già una settimana che si ripetono aggressioni quotidiane contro ebrei nella stessa capitale, fino ad arrivare ad Halle, che si trova in Sassonia, minimizzando un fenomeno nuovo e antico allo stesso tempo che si credeva ridotto al minimo ma che invece sta prendendo nuovo vigore il cui nome è Antisemitismo, significa mentire alla realtà.

Il particolare che lascia basiti è che dal momento in cui era stato lanciato l’allarme attentato intorno alla Sinagoga di Halle, all’arrivo delle prime auto della Polizia, sono passati ben trentacinque minuti. Sì, avete letto bene, trentacinque minuti per arrivare al centro città, questo è il tempo di reazione di una delle più potenti e meglio organizzate polizie al mondo. I dubbi, dovete concedermelo, sono tanti. Non sarà forse che siccome si trattava di un’istituzione ebraica non c’era tanta fretta? A pensare male è peccato, ma troppo spesso ci si azzecca. In ogni modo guardare a quest’attentato come fosse un caso isolato, è quello che tra l’altro sta tentando la stampa europea in generale e quella tedesca in particolare, decontestualizzandolo dalla situazione generale, è chiudere gli occhi davanti a una situazione che negli ultimi anni è andata sempre più deteriorandosi.

È vero che Stephan Balliet è un neonazista, e per questo suo essere si meriterà certamente titoli cubitali e in prima pagina sui giornali, ma quanti sono gli atti antisemiti che ogni giorno vengono registrati in tutta Europa e dei quali non si dà notizia? Anzi, che si cerca di nascondere o far dimenticare solo perché a commetterli sono degli islamici e perché da un po’ di tempo qualcuno ha deciso che l’Islam va di moda? Non voglio essere frainteso, personalmente non provo odio verso nessuno e la persona buona e quella cattiva esiste in tutte le comunità: Cristiana, Ebraica, Scintoista… e anche Islamica. Inaccettabile è che in nome del politicamente corretto si debbano nascondere in censura preventiva, o in oblio indotto, quello che accade intorno a noi e, oggettivamente, l’antisemitismo più spudorato che si è visto negli ultimi anni sulle strade d’Europa ha radice islamica e non nazista come tenteranno di farci credere.

Semmai i neonazisti si sono ultimamente risvegliati e stanno seguendo l’onda verde che sembra ormai inarrestabile. Se il governo tedesco, soprattutto dopo la serie di stupri di massa consumati a Colonia nella notte di capodanno fra il 2016 e il 2017, ha dato indicazioni alla stampa di non dare più informazioni sulla cittadinanza o etnia se chi compie atti di questo tipo è extracomunitario, quello francese non è da meno. Nelle strade delle principali città francesi, da Parigi a Marsiglia e potrei continuare con centinaia di località a pelle di leopardo sulla cartina francese, mini attentati e atti di antisemitismo sono all’ordine del giorno e, nonostante la loro gravità, vengono ormai trattati come fossero dei semplici scippi ai danni dei turisti.

Pertanto guardare all’attentato di ieri ad Halle in un’ottica del caso isolato, significa spianare la strada al prossimo attentato che potrebbe finire con cifre molto più tragiche di quelle che purtroppo oggi stiamo registrando. Non possiamo dimenticare che è il clima che si sta vivendo che ci ha portato alla strage al Charlie Hebdo, dove una donna fu lasciata andare mentre un’altra, la psicologa Elsa Cayat fu invece trattenuta e uccisa. È una caso che fra le due proprio la Cayat fosse ebrea? Anche in questo caso pensare male è peccato…

Non possiamo dimenticare che Bruxelles, la capitale d’Europa, rimase per quasi sei giorni sotto assedio alla ricerca di terroristi che, diciamolo chiaro, riuscirono a nascondersi alle forze dell’ordine solo grazie alla connivenza delle comunità islamiche che anziché aiutare le autorità delle nazioni che offrivano loro una nuova occasione in piena libertà, hanno operato come fiancheggiatori del terrorismo islamico.

Rimane che la cartina tornasole di ciò che accade in Europa è in Israele dove il Ministero per l’Immigrazione, basandosi su rapporti di Intelligence, ha preparato un piano di assorbimento degli ebrei europei nel primo quadrimestre del 2020 con un aumento che andrà dal 45% al 50% in più rispetto ai primi 4 mesi del 2019. Qualcuno potrebbe anche rallegrarsi che gli ebrei si tolgono dalle scatole, ma a quel qualcuno ricordo ciò che la storia insegna, e cioè che ogni volta che gli ebrei hanno abbandonato un luogo chi rimaneva non ha mai avuto ragioni per festeggiare.

Michael Sfaradi, 10 ottobre 2019

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