L’aria fritta di Elly Schlein

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar, pur di non pensare al regalino di Trump e Netanyahu alla pompa di benzina, ci siamo rivolti con fiducia alla leader del Pd, Elly Schlein. Ma la dichiarazione strategica più elevata che da lei abbiamo ascoltato è questa: “Non ci salviamo se passiamo dalla dipendenza dal gas di Putin alla dipendenza dal gas di Trump”.

Complimenti all’inquilina del Nazareno: la “dipendenza” dal gas americano è cominciata quando, per inseguire la guerra per procura di Joe Biden in Ucraina, l’Europa ha deciso di tagliare i ponti con le forniture energetiche degli invasori russi, nella speranza – come auspicava un predecessore della Schlein alla segreteria dem – che Mosca, nel giro di qualche settimana, sarebbe crollata. Non è accaduto. Abbiamo rischiato di crollare noi. Al governo c’era Mario Draghi e c’era il Pd. E con la transizione ecologica che piace alla Schlein e ai suoi amici di sinistra radicale, stiamo passando a un’altra dipendenza: quella dalla Cina, che ci invade con le sue auto elettriche, che produce componentistica per pannelli solari e pale eoliche, che ha fatto incetta delle materie prime critiche che l’Ue ci promette che andrà a procurarsi almeno da un paio d’anni.

Certo, la Schlein ha la soluzione a tutto: “Fare come Sanchez“. Cioè fingere che siamo contro Trump e poi lasciargli usare le basi, perché questo prevedono gli accordi in vigore con gli Usa. Sarà, ma abbiamo poca fiducia che sia questa agenda di aria fritta a proteggerci dal disastro. E adesso andiamo a fare benzina.

Il Barista, 12 marzo 2026

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