Siete sorpresi? Noi forse no. La Corte di Appello di Torino ha annullato il trattenimento nel Cpr di Caltanissetta, che serviva per procedere alla sua espulsione, dell’imam Mohamed Shahin, il predicatore islamico la cui cattura ha scatenato l’ira dei Pro Pal torinesi contro la sede della Stampa. Le toghe hanno accolto il ricorso degli avvocati: stante la nuova documentazione presentata, a quanto pare, secondo i giudici non ci sarebbero elementi per sostenere i motivi di “sicurezza per lo Stato” o “ordine pubblico” per l’espulsione. Il provvedimento che aveva colpito l’imam era stato firmato dal ministro Piantedosi.
Da settimane si susseguono proteste che chiedono la sua liberazione. Nella mattinata del 13 dicembre, un flash mob a Torino ha attirato l’attenzione davanti al Museo Egizio. Un gruppo di attivisti di area anarchica ha esposto due striscioni per solidarizzare con Mohamed Shahin, imam della moschea di via Saluzzo e soggetto a un decreto di espulsione. Uno dei cartelloni riportava la frase “Chi lotta per la Palestina lotta per la libertà”, mentre l’altro dichiarava “Stop deportazioni, Shahin libero, liberi tutti”. I manifestanti hanno anche distribuito volantini con lo slogan “Stop deportazioni, Shahin libero”. L’evento si è svolto pacificamente e la DIGOS è intervenuta per identificare i presenti e analizzare l’accaduto.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, un corteo regionale pro Palestina ha preso forma a Torino, partendo da largo Marconi e dirigendosi verso piazza Castello. La manifestazione, a cui hanno partecipato circa un migliaio di persone secondo gli organizzatori, si è aperta con una bara simbolica in legno recante la scritta “Libertà di espressione”. Uno striscione in inglese affermava: “Free Shahin, nobody should be deported for supporting Palestine”. I manifestanti hanno attraversato il centro della città, fermandosi davanti al municipio e al Consiglio regionale, gridando slogan contro l’espulsione di Shahin.
Le motivazioni dietro il decreto di espulsione
Mohamed Shahin, imam nato in Egitto e residente in Italia da oltre vent’anni, è detenuto nel Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Caltanissetta. Il decreto di espulsione firmato dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si basava su motivi di sicurezza nazionale. Durante un discorso il 9 ottobre 2025, Shahin ha fatto dichiarazioni choc legate al conflitto israelo-palestinese parlando dell’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 come di un atto di resistenza dopo anni di occupazione: “Sono d’accordo con quello che è successo”, aveva detto. Tali affermazioni, secondo il governo, rappresentano una minaccia alla sicurezza dello Stato. Tuttavia, Shahin, attraverso i suoi legali, nega ogni accusa di incitamento all’odio, sostenendo che le sue parole siano state fraintese e che non giustificano un’espulsione.
La vicenda di Shahin ha mobilitato diverse organizzazioni e rappresentanti religiosi. Imam da tutta Italia, esponenti della Chiesa cattolica, valdese, e associazioni come ANPI “Nicola Grosa” si sono dati appuntamento presso la moschea Omar di San Salvario per dimostrare solidarietà all’imam. Un documento congiunto sottolinea come Shahin, dalla sua detenzione, abbia inviato messaggi di pace e condannato la violenza, riaffermando il valore della convivenza nel dialogo interreligioso.
Il dibattito politico
Il decreto di espulsione ha suscitato un acceso dibattito a livello nazionale. Diversi esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico hanno chiesto chiarimenti al governo, accusando il Ministero dell’Interno di utilizzare la sicurezza come giustificazione per limitare la libertà di espressione. Sottolineano che Shahin, noto oppositore del regime egiziano, rischierebbe torture qualora venisse rimpatriato, ricordando parallelismi con casi drammatici come quello di Giulio Regeni. Intanto, la Corte d’Appello di Torino ha confermato il trattenimento di Shahin nel CPR.
Matteo Piantedosi ha fortemente respinto le critiche, dichiarando che l’espulsione non è legata al ruolo religioso di Shahin o all’Islam. Secondo il Ministro, il provvedimento è motivato da “frequentazioni e comportamenti” dell’imam considerati pericolosi per la sicurezza dello Stato. Piantedosi ha aggiunto che il decreto è stato convalidato dai giudici di pace e non presenta elementi di illegittimità. Ora la doccia fredda della corte di Appello.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


