
L’autogol del pregiudicato Davigo: il candido manettaro in campagna elettorale per il NO. Chicca impagabile: il 13 settembre 2025, alla Festa del Fatto Quotidiano (Circo Massimo, Roma, dibattito con il viceministro Sisto), l’icona sbiadita di Mani Pulite, condannato in via definitiva per rivelazione di segreto d’ufficio sul caso Loggia Ungheria, ci ha regalato un monologo da antologia. Con il suo simpaticissimo ghigno, l’ex presidente Anm ha predetto l’apocalisse per la separazione delle carriere (oggetto del prossimo referendum confermativo – marzo 2026). Queste le sue parole esatte:
1. «Oggi il pubblico ministero è collega del giudice. Se li separano, non sarà più collega del giudice, ma sarà sempre collega degli altri pubblici ministeri: e qui sono dolori».
2. «Alla terza assoluzione che porterà a casa, secondo lui ingiustificata, chiamerà il suo collega dell’altro distretto e dirà: ‘Ma senti un po’, ma vogliamo vedere se questo giudice è solo cretino, visto che mi assolve tutti gli imputati, o è anche ladro? Diamo un’occhiata ai suoi conti correnti’.
3. «Ci sono stato 42 anni in magistratura. Se fai un accertamento patrimoniale su un giudice, quello si terrorizza. Muore di spavento, il più delle volte».
Ma bravo, Piercamillo… Hai appena dichiarato (o confessato) urbi et orbi che: i pm vedono le loro accuse come verità divina. Un’assoluzione? Impossibile che l’imputato sia innocente, no: il giudice deve essere per forza cretino o corrotto. Senza la “sacra colleganza”, i pm si muterebbero in una setta persecutoria, pronti a lanciare indagini patrimoniali su giudici “scomodi” con una semplice telefonata.
I giudici? Poveri coniglietti pavidi che “muoiono di spavento” al solo pensiero di un controllo dei propri conti (e questo lo dice chi ha terrorizzato sistematicamente gli imputati con le sue inchieste). Per sabotare la riforma, hai dipinto i pm come potenziali ricattatori in toga e i giudici come codardi cronici. Un quadretto da inquisizione medievale, con l’accusa come guardia morale assoluta. Con siffatti “testimonial”, il Sì al referendum galoppa trionfante.
Giulio Galetti, 19 dicembre 2025
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