Il mondo del lavoro sta cambiando con una velocità impressionante, e la formazione deve tenere il ritmo. L’Indagine Confindustria sul lavoro 2024 segnala un elemento critico: più di due terzi delle imprese italiane non trovano le competenze di cui hanno bisogno. Una lettura che si intreccia con la fotografia della Corte dei Conti e che rafforza il ruolo strategico degli undici atenei digitali del Paese. In un momento in cui l’intelligenza artificiale sta ridisegnando processi, ruoli e professioni, questi atenei offrono percorsi flessibili, aggiornati e accessibili, contribuendo in modo significativo a colmare il divario tra domanda e offerta di competenze.
Assunzioni: le imprese non trovano i candidati adatti
La ricerca di profili tecnici è particolarmente complessa, soprattutto nei settori legati alla transizione digitale, dove due aziende su tre dichiarano difficoltà nel reperire personale adeguato. Una criticità che conferma l’urgenza di percorsi formativi capaci di rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro e di accompagnare la trasformazione in atto.
Il 40% lavora in ambiti diversi dagli studi fatti
Il mismatch è evidente. Secondo il Bollettino del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere), nel 2024 quasi la metà delle assunzioni programmate (48%) ha incontrato difficoltà, con un aumento di tre punti percentuali rispetto al 2023.
E non finisce qui: in Italia il 40% dei lavoratori svolge un impiego non coerente con il proprio percorso di studi e circa 10 milioni di persone non possiedono le competenze oggi richieste dal mercato.
Arriva l’AI: in ufficio cambierà tutto
Secondo l’Indagine Confindustria sul lavoro 2024, lo skill mismatch pesa anche sull’economia, con un danno stimabile in 44 miliardi di euro, pari al 2,5% del PIL. E le prospettive non alleggeriscono il quadro. Le Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali 2025–2029, elaborate da Unioncamere e Ministero del Lavoro nell’ambito del sistema Excelsior, stimano che da qui al 2029 il Paese avrà bisogno di sostituire tra 3,3 e 3,7 milioni di occupati in uscita, ai quali si aggiungeranno altri 230-680mila posti legati alla crescita economica.
Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum aggiunge un elemento decisivo: il 39% delle competenze oggi richieste sarà superato entro il 2030. In altre parole, oltre 90 milioni di ruoli subiranno trasformazioni profonde e nuove professioni sorgeranno in settori che oggi esistono solo in parte.
Atenei digitali, leve di innovazione
In questo scenario, la formazione non può restare immobile. Gli atenei digitali possono rappresentare un’infrastruttura chiave per accompagnare persone e imprese nella transizione. Il loro ruolo diventa ancora più decisivo in un Paese dove meno di un quarto degli adulti (25–64 anni) ha completato l’istruzione terziaria.
I più recenti dati ISTAT mostrano che, pur in presenza di alcuni segnali di miglioramento, i divari territoriali restano profondi: nel Mezzogiorno i tassi di occupazione sono ancora inferiori di oltre 20 punti per chi ha titoli di studio bassi o medi, e di 11 punti tra i laureati. Si tratta di differenze che incidono sulle opportunità individuali e che riflettono anche un diverso accesso alla formazione superiore, storicamente meno raggiungibile per chi vive lontano dai grandi poli universitari.
L’inclusione, in questo contesto, smette di essere uno slogan e diventa una necessità: significa permettere a lavoratori, genitori, caregiver e a chiunque abbia vincoli forti di costruire un percorso flessibile, personalizzato e sostenibile. È anche ciò che guida l’impostazione dei percorsi del gruppo Multiversity, che con Pegaso, Mercatorum e San Raffaele Roma lavora da anni per permettere a ciascuno di intraprendere un percorso di crescita e di valorizzazione del proprio potenziale, mantenendo al centro la qualità accademica.
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