Ho ben conosciuto l’avvocato simbolo di Mani Pulite, Giuliano Spazzali, difensore del mio amico Sergio Cusani. Con alle spalle una carriera da ‘attivista’ negli anni di piombo, Spazzali, scomparso due giorni fa, non era soltanto l’avvocato di Soccorso Rosso, ma della sinistra più radicale, quella che negli anni Settanta e Ottanta non voleva correggere il sistema: voleva abbatterlo. Un periodo in cui la difesa penale non era solo un mestiere, ma un atto politico.
Nel processo Enimont Cusani, eroe sacrificale, chiese il rito immediato, fu il regalo più grande che si potesse fare ad Antonio Di Pietro e alla stagione che stava nascendo.
Cusani, solo sul banco degli imputati, consentì alla Procura di fare ciò che nessuna Costituzione prevede ma che la storia italiana pratica con disinvoltura: processare un’intera classe dirigente. Forlani, Citaristi, Altissimo, La Malfa, e molti altri chiamati ad esporre, a spiegare, a giustificarsi, umiliandosi in diretta televisiva. Con una sola eccezione: Bettino Craxi che definì le accuse una ‘maxi balla’ rigettandole al mittente.
Dall’altra parte Antonio Di Pietro che diventa l’eroe di queste udienze spettacolo che tengono incollati alla tv milioni di italiani. Se Cusani avesse scelto il rito ordinario, se fosse arrivato al dibattimento insieme agli altri indagati, la messinscena sarebbe stata impossibile. Sarebbe stato un processo vero.
Il paradosso è feroce: a essere difesa male non fu soltanto la posizione di Cusani. Fu la Prima Repubblica.
La sinistra più estrema, quella che Spazzali aveva difeso negli anni più duri, quel risultato lo aveva sempre sognato: far cadere il Palazzo dall’esterno, senza vincere elezioni, senza governare. Mani Pulite riuscì dove la politica aveva fallito. E il processo Cusani fu la crepa decisiva. Oggi si dirà che era inevitabile. Non lo è mai.
A spiegarmelo allora fu un altro grande avvocato di sinistra, Enzo Lo Giudice, difensore di Craxi: l’unico ad aver compreso fino in fondo le distorsioni della Procura di Milano, messe in atto con la complicità di molti suoi colleghi.
Spazzali se ne va con il suo segreto. Cusani ha pagato un prezzo umano e professionale altissimo. La politica ha attraversato anni di crisi con l’estinzione dei partiti, il conflitto politica-magistratura è ancora oggi irrisolto e il sistema ne fa le spese.
Forse tutto cominciò proprio lì: quando qualcuno scambiò la velocità per giustizia e non capì che stava soltanto cambiando il regime della storia.
Luigi Bisignani, 26 gennaio 2026
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