Società

Le 15 cause del disfacimento della società occidentale

decadimento della società, pubblicità, acquisti Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il concetto di capitale ha subito un’evoluzione storica, assumendo molteplici definizioni. Tradizionalmente legato a lavoro, beni prodotti e plusvalenza, con la finanziarizzazione il capitale si è slegato da questi elementi, diventando principalmente uno strumento per generare altro capitale. Questa rivoluzione copernicana ha incentivato in modo smisurato la creazione del debito quale strumento più rapido per produrre capitale da capitale. Non che ciò non avvenisse anche in passato, ma l’impatto devastante che la finanza ha determinato sulla società occidentale è stato causato dal suo aumento quantitativo. Se prima la produzione di capitale da capitale era un processo marginale, da alcuni decenni è diventato prevalente. Ciò ha determinato anche un mutamento qualitativo dello scenario, ed è quello che stiamo vivendo.

Infatti, come Hegel osserva nella Scienza della logica, un aumento quantitativo può generare un cambiamento qualitativo. La svolta che ha determinato questo cambiamento si è avuta con la ratifica da parte dell’Amministrazione Clinton nel ‘99 del Gramm-Leach-Bliley Act (legge statunitense del 1999), che elimina la fondamentale separazione tra banche commerciali e banche di investimento, e soprattutto limita il potere di controllo e sorveglianza sul sistema bancario, che ha portato anche alla crisi finanziaria del 2008. Nello stesso anno gli Stati Uniti, sempre sotto l’amministrazione Clinton, e la Cina hanno firmato un accordo per l’ingresso di Pechino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO, World Trade Organization). L’ingresso della Cina nel WTO ha facilitato l’accesso a manodopera a basso costo, alimentando la delocalizzazione e il ciclo di produzione globale.

La finanza, per prosperare e svilupparsi, ha quindi bisogno di una platea sempre più vasta di consumatori che alimentino il ciclo produzione-acquisto-consumo-produzione, finalizzato alla creazione del debito. L’esclusione del lavoro dal ciclo è voluta, come vedremo più avanti. Tutto ciò che può favorire questo ciclo è funzionale alla finanza. Esaminiamo ora quali sono i fattori che possono favorire il ciclo finanziario.

Globalizzazione del mercato

7,5 miliardi di consumatori. Questa cifra basta da sé per capire quale sia il vantaggio per la finanza di poter pilotare una massa così vasta di consumatori. Ma per rendere efficiente il controllo (massima resa con il minimo sforzo) è necessario disporre di una platea il più possibile omogenea per lingua (inglese), abitudini (annullamento dell’identità nazionale e abolizione dei confini), bisogni (da svalutare nel più breve tempo possibile per essere rimpiazzati da bisogni nuovi), valori (solo quelli funzionali al mercato), identità (cancellazione della memoria storica, nuova identità globale), religione (eliminazione del trascendente che renderebbe disomogeneo il sentimento comune), negazione delle leggi di natura (eliminazione del concetto di morte e sofferenza, perché si deve vivere solo il presente).

Delocalizzazione

Per un trentennio siamo stati martellati dal messaggio che delocalizzare è bello, è doveroso, è etico. Dovevamo favorire lo sviluppo dei paesi più arretrati per motivi etici: consentire la loro emancipazione dalla miseria, favorirne lo sviluppo economico e sociale, e rendere così possibile anche l’esportazione dei nostri valori occidentali. In tal modo abbiamo svenduto il nostro vantaggio competitivo, costituito dall’enorme divario tecnico, per motivi “etici”. In realtà, quello che serviva era unicamente il poter disporre di un’enorme capacità produttiva a basso costo per alimentare il ciclo funzionale alla finanza. Poco importa che si siano azzerati milioni di posti di lavoro, che il lavoro svolto dalle classi medie e basse si sia sempre di più svalutato (se lavori sei un privilegiato e questo ti basti, sei immorale se accampi ulteriori diritti). Pertanto, il lavoro va dove conviene finanziariamente, al di là delle logiche di efficienza produttiva. Si assiste sempre di più alla chiusura di industrie redditizie, le cui produzioni vengono delocalizzate, al solo fine di massimizzare il rendimento del capitale. Il lavoro, come tale, non conta più nulla. L’onere sociale dell’operazione andrà a carico della collettività, con buona pace di chi gestisce la finanza.

Individualismo

Ogni mio desiderio diventa un diritto. Nulla è proibito. Vivo per soddisfare i miei desideri. L’idea della morte deve essere annullata, obbligherebbe a pensare, a dare un valore alle cose, a dare un valore alla nostra stessa vita. E così la rincorsa frenetica per alleviare la naturale sete di riconoscimenti si concretizza con l’acquisto di beni per essere riconosciuti dalla “cultura di massa”, dal politically correct. Ma questi “riconoscimenti”, per il meccanismo perverso creato dalla macchina della produzione di bisogni (la pubblicità), si svalutano immediatamente; appena colti, svaniscono. I riconoscimenti veri, che sodisfano l’individuo, lo sostengono, lo formano, sono altri (l’amore, la stima, la fede, …), ed è per questo motivo che devono essere eliminati dal contesto.

Libertà

È il falso mito che viene veicolato dai mass media e dalla pubblicità. Non siamo mai stati liberi, in quanto da un lato la nostra identità è formata dal riconoscimento sociale, senza la quale non siamo neanche più individui, dall’altro ci sono le leggi della natura, ancora più ferree e ineludibili. Il cambiamento, che si è verificato in questi ultimi decenni, è che prima l’identità veniva data dalla ristretta cerchia sociale costituita dalla famiglia, dagli amici, dagli abitanti del borgo, dai colleghi di lavoro. Era essenzialmente il riconoscimento della coerenza del tuo comportamento rispetto alle regole sociali, regole necessarie per ridurre i conflitti di un gruppo di persone che convivono. Oggi l’identità è data dalla omologazione ai messaggi dei mass media e della pubblicità, e sei riconosciuto dalla società globale in funzione della coerenza a questi valori. Ti senti “libero” perché non sei più condizionato dal riconoscimento della famiglia o della ristretta cerchia sociale che ti circonda, ma non ti rendi conto che sei ancora più limitato, perché devi comunque aderire al pensiero politically correct, altrimenti sei escluso, non esisti. Anche gli ideali devono essere abbattuti, sporcati, ridicolizzati, a meno che non facciano parte di quelli politically correct, ovviamente. E per farlo, si ricorre alla aggressione verbale e fisica dei mezzi di comunicazione di massa, al revisionismo storico, alla cancel culture, alla politica asservita e annichilita, al fanatismo e fascismo ideologico “corretto”. Il concetto di libertà individuale è anche funzionale ad un altro meccanismo di coercizione surrettizia: se sei libero sei responsabile, se sei responsabile sei colpevole e quindi punibile.

Politically correct

Il pensiero, i valori, la storia, funzionali allo sviluppo della finanza. Poco importa che si basi sulla realtà delle cose, anzi, ciò costituirebbe un grave ostacolo. Guai a dire che “Il Re è nudo”! Obbligherebbe a pensare, che è un esercizio desueto e al quale sempre meno siamo abituati. Ammettere che ci possano essere pensieri diversi, riscontri oggettivi alle cose, diversità, farebbe impazzire la maionese della massa globale. E così, si procede con la cancellazione della storia o il suo plagio, con l’annullamento del senso storico, con la cancellazione del concetto di diversità, con la cancellazione della religione e delle identità culturali (al di là della tanto sbandierata tutela delle minoranze). Tutto deve confluire in un unico credo che sia… politicamente corretto (ça va sans dire!).

Cancellazione del trascendente

La vita dell’individuo è l’unico valore nel quale credere e per il quale vivere, in quanto non c’è più futuro, non c’è nulla oltre ad esso. L’idea della morte e del ciclo naturale degli esseri viventi è annullata, poiché non funzionale alla creazione del consumatore ideale, che vive nel presente immediato, senza visione del futuro. I desideri devono essere soddisfatti all’istante, in un contesto che nega ogni prospettiva oltre l’esistenza individuale.

Cancellazione e/o distorsione della realtà storica

L’individuo senza più radici è orientabile facilmente in funzione delle esigenze della finanza, perché l’individuo che vive qui e ora, sprovvisto degli strumenti culturali, non può concepire una realtà storica diversa. Ciò è anche funzionale alla creazione dei sensi di colpa. Si plasma quindi la storia per raggiungere gli obiettivi della finanza.

Senso di colpa

Tipico della tradizione giudaico-cristiana. È uno strumento formidabile di convinzione e plagio (la sua efficacia è dimostrata dal potere millenario delle organizzazioni religiose). È utilizzato per orientare le masse. Il mondo occidentale è ricco, opulento, egoista, schiavista, sessista, razzista, stupratore dell’ambiente (e non della natura, si badi bene). Questi sensi di colpa sono utilizzati per plagiare la società occidentale. La colpa è nel peccato originale (sei maschio, sei bianco, sei occidentale, sei cristiano), non per quello che hai commesso. È da egoisti chiudere le frontiere al mercato, al lavoro, alle persone, è da razzisti difendere l’identità delle nazioni, e lo stesso concetto di nazione è da aborrire (per non parlare di patria), è da sessisti affermare la realtà delle cose, e cioè che nasciamo maschi e femmine… Veicolando opportunamente i sensi di colpa si può agevolmente orientare la massa.

Mass media

Costituiscono uno strumento formidabile e del tutto funzionale alla finanza. Rappresentano il suo braccio armato. Possono orientare con il minimo investimento centinaia di milioni di consumatori. E più i consumatori sono rappresentati da una massa indistinta di individui, più è facile veicolare il messaggio.

Pubblicità

La funzione della pubblicità è profondamente cambiata nell’ultimo trentennio. Prima il messaggio pubblicitario serviva per farti conoscere un prodotto che potesse soddisfare un tuo bisogno. Dopo è diventata essa stessa una fabbrica di bisogni. Oggi la pubblicità deve creare in continuazione nuovi bisogni, che si consumano al momento del loro soddisfacimento, in quanto non reali, per essere sostituiti immediatamente da altri nuovi bisogni, anch’essi onanistici.

Politica

La politica era, per sua ontologia, il luogo delle decisioni. Ciò non è più, in quanto qualsiasi decisione politica è dettata da scelte economiche e, in ultima analisi, dalla finanza. Di fatto è diventato un orpello inutile, il luogo delle non decisioni, si è trasformata nell’organismo di ratificazione delle scelte funzionali alla finanza.

Tecnica

La tecnica ha sconvolto non solo la vita, ma l’etica degli uomini. È uscita dal vaso di Pandora e ormai l’uomo non è più in grado di governarla, di prevederne le conseguenze. Si può dire che abbia subito un’accelerazione dalla fine della Seconda guerra mondiale, per poi diventare veramente fuori controllo con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, con la digitalizzazione delle informazioni, che ha annullato le barriere spazio-temporali (posso spostare capitali da una parte all’altra del mondo con un click, posso parlare in tempo reale con chi sta dalla parte opposta del pianeta, …). L’uomo, fino a pochi anni or sono, si era trasformato in un funzionario della tecnica, che decideva i nostri destini. Infatti, la politica e l’economia, si basavano sulle scelte e le indicazioni dettate dalla tecnica. Oggi anche la tecnica è diventata succube della finanza, che decide cosa della tecnica è destinato a svilupparsi o a scomparire. Un altro salto evolutivo.

Scuola

L’istruzione, soprattutto quella umanistica, non è funzionale alla finanza. Il senso critico, la cultura, la conoscenza della realtà storica, la capacità di ragionare sulle cose e sugli eventi è un pericoloso intralcio alla globalizzazione. La sua missione deve essere quindi dirottata verso altre mete. Oggi la scuola deve creare il cittadino-consumatore ideale: ignorante, globalista, ambientalista, fluido, agnostico. In parole povere la sua funzione è quella di creare un individuo acefalo nel quale si possano inculcare i disvalori di massa. Un individuo non più in grado di comprendere un testo scritto, ignorante della storia, della filosofia, delle radici del pensiero occidentale. Questo obiettivo è stato finalmente pienamente raggiunto, anche se, ritengo, in modo del tutto inconsapevole da parte della nostra classe dirigente (che altrimenti se ne farebbe un vanto).

Ambiente

Perché si parla sempre di ambiente e mai di natura? Questa bella domanda è posta nel libro di Marcello Veneziani “La Cappa”. La natura ha le sue regole ferree, è impietosa, prevede che un essere vivente nasca, si sviluppi, procrei e muoia. Parlare di ambiente e non di natura vuol dire espungere l’uomo, non fare i conti anche con lui e con le ferree leggi naturali che governano tutti gli esseri viventi. Così la finanza ha “fiutato” un altro filone promettente: la transizione ecologica. Tutto deve essere green, anche le società quotate hanno più valore se sono green. Poco importa se la transizione comporta devastazioni ambientali (miniere di litio, di cobalto e terre rare devastanti, terra sottratta alle produzioni agricole per la produzione di energia solare, enormi quantità di acqua per produrre i pannelli fotovoltaici, pale eoliche che sfregiano il nostro paesaggio, …); l’importante è incentivare i consumi e chi se ne importa se la transizione comporterà la rottamazione di centinaia di milioni di veicoli e di posti di lavoro? Che le produzioni si spostino ancora di più in Asia (vedi Cina)?

Tutti questi fattori sono orchestrati da una regia occulta, da una cupola, da qualche potenza straniera? A mio avviso la risposta è negativa e nello stesso tempo molto più semplice, e va ricercata nella logica dell’evoluzione: tutto ciò che favorisce la sopravvivenza e la prosperità della specie si rafforza, viceversa quello che non è funzionale all’evoluzione tende a scomparire. Partendo da questo principio, si può comprendere come tutti i fattori sopra enunciati siano funzionali allo sviluppo della finanza, e che pertanto convergano su questo obiettivo, dando l’illusione prospettica che vengano influenzati o che siano legati da qualche regia occulta, in realtà tutto è dovuto alla semplice logica evolutiva.

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Carlo MacKay, 3 giugno 2025

 

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