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Le 3 riforme da approvare dopo il Sì

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Ascoltando la propaganda grillina, il taglio dei parlamentari viene presentato come la panacea di tutti i mali ma in realtà le cose stanno diversamente. A differenza delle precedenti riforme, al taglio dei parlamentari non segue una proposta di revisione dell’impianto parlamentare e sarà necessario intervenire quanto prima per riassestare il funzionamento della macchina democratica alla luce del minor numero di deputati e senatori. Ciò comporterà l’approvazione di una nuova legge elettorale che il governo vorrebbe fosse un proporzionale, anche in vista di una futura alleanza strutturale tra il Pd e il Movimento Cinque Stelle. Senza entrare nel merito di quale sistema elettorale sarebbe più consono adottare, ci sono tre misure che diventano prioritarie e da realizzare quanto prima che potremmo definire le tre p.

1. Preferenze

Anzitutto il ritorno delle preferenze anche alle elezioni politiche e l’eliminazione dei listini bloccati. Se è vero che le preferenze presentano alcune problematiche come il voto clientelare, sono però uno strumento di democrazia infinitamente più importante rispetto ai listini bloccati che, in concomitanza con il taglio dei parlamentari, favoriscono scelte calate dall’alto che spesso non tengono in considerazione criteri di carattere meritocratico o di consenso sul territorio. Un parlamento con un numero minore di membri, unito alla scelta dei candidati dalle segreterie di partito, rischia di diventare un luogo sempre meno rappresentativo della volontà popolare.

2. Primarie

E qui arriviamo al secondo punto, ovvero la necessità di introdurre le primarie per legge per la scelta dei candidati. Da tempo non si parla più delle primarie che rappresentano invece uno straordinario strumento di democrazia. Purtroppo negli anni passati in alcune occasioni si sono svolte senza rispettare regole chiare e trasparenti con il rischio che vi fossero brogli perdendo così il loro valore.

È necessario perciò regolamentarle per legge come avviene in altri paesi in modo che ci siano regole chiare e comuni per tutti i partiti, rendendole obbligatorie per la compilazione delle liste in vista delle politiche.