
Persino qui al bar ci vergogniamo della figuraccia mondiale che l’Italia ha collezionato a Singapore, dove le nuotatrici Chiara Tarantino e Benedetta Pilato sarebbero state pizzicate a taccheggiare in una profumeria. Salvate, poi, dall’intervento dell’ambasciata, nella migliore tradizione nostrana dei figli di un Dio maggiore – e di papà.
La Pilato, che ha giurato di non aver mai voluto far nulla di male e ha sostanzialmente scaricato ogni colpa sulla compagna, è la stessa che, alle Olimpiadi, si era detta contenta del quarto posto, scatenando un dibattito tra buonisti della sconfitta con onore e cattivisti della competitività. Comunque sia andata, un bell’emblema della maturità che non arriva mai: non arriva quando bisogna competere per vincere e non per partecipare; non arriva quando si va all’estero a rappresentare la propria patria e invece si rimedia un incidente diplomatico clamoroso; non arriva quando nemmeno di quello ci si riesce ad assumere la responsabilità, perché tanto arriva babbo Stato a sistemare le cose.
In piscina non può fare nulla. Ma nel mare di guai torna utile…
Il Barista, 30 agosto 2025
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