Giorgia Meloni ai tempi della Strage di Bologna aveva 3 anni o giù di lì. Eppure quest’anno, al netto degli insulsi fischi a La Russa e agli altri ministri, sulla stampa sono riusciti sostanzialmente ad accusarla anche di questa malefatta. O meglio: di non aver recesso quel cordone con il MSI che, secondo alcuni, sarebbe moralmente colpevole dei morti alla stazione bolognese.
L’altra sera, però, Paolo Mieli ha ristabilito un po’ l’ordine delle cose. O meglio ha palesato quello che avviene sempre in Italia: il doppiopesismo sul terrorismo degli anni ’70 e ’80. Il MSI e quindi i gli eredi di Fratelli d’Italia vengono ritenuti sostanzialmente contigui agli stragisti neri, tanto che Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, è arrivato a fare un ardito parallelismo: “Meloni, condannare senza riconoscere la matrice fascista (della strage, ndr) – ha detto – è come condannare una pianta velenosa, annaffiandone le radici”. Insomma: se Meloni nel suo messaggio istituzionale non cita “la matrice fascista” dell’attentato, apriti cielo.
Ma lo stesso allora bisognerebbe dire anche per il terrorismo rosso per lungo tempo coperto e coccolato da intellettuali di quella parte politica. “Nessuno chiama i reati dei terroristi di sinistra ‘comunisti’, nessuna sentenza né targa che dice ‘qui ci fu una strage comunista’, ‘qui i comunisti ammazzarono Aldo Moro'”, ha detto giustamente Paolo Mieli. E nessuno, soprattutto, chiede a Elly Schlein di condannare il rapimento del segretario Dc come “un crimine comunista”. Come a dire: mentre il terrorismo nero viene etichettato come “neofascista”, dunque collegato al MSI e poi a valanga sul FdI, nessuno osa affermare esplicitamente che l’ideologia che ha mosso le BR era la stessa che guidava il Partito Comunista Italiano.
Giovanna Botteri, presente in studio, ha provato ad arrampicarsi sugli specchi. “Le Br hanno ucciso i comunisti nel momento più duro della lotta armata…”, ha detto. Immediata la replica di Mieli: “E che vuol dire? I comunisti che uccidono i comunisti nella storia, dal 1917, è un classico”. Ha ribattuto Telese: “In questo caso però colpivano il PCI perché considerato traditore della lotta di classe”. Ma Mieli non si è fatto fregare: “Anche questi (i terroristi neri, ndr) lo facevano contro il Movimento Sociale considerato traditore…. Comunque è un fatto che nessuno mai definirà un reato comunista una cosa fatta dalle Brigate Rosse”. E di fronte a Marianna Aprile, che provava a sostenere la tesi secondo cui il Pci aveva preso le distanze dalla lotta armata, Mieli ci è andato giù duro: “Anche i missini presero le distanze da questa roba qua”.
Infine la ciliegina sulla torta, ovviamente di Giovanna Botteri: “Ma Mambro e Fioravanti si richiamavano molto chiaramente a valori fascisti”. Chiude la partita Mieli: “E perché Curcio e Franceschini non si richiamavano a valori comunisti? Dai, diciamolo chiaramente: c’è un motivo di comodità di storia per cui i reati rossi non si chiamano comunisti e i reati neri invece si chiamano fascisti“. Punto.
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