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Le teleriunioni si sono impadronite del nostro mondo - Seconda parte

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Dietro questo esibito ottimismo, divenuto quasi un dovere civico, però, c’è il fantasma del suo contrario: un pessimismo antropologico ossessionato dal principio “chi si ferma è perduto!”. Esso nasce dalla oscura consapevolezza della precarietà ovvero dal timore che, nelle nostre società leggere e superficiali, nessun sodalizio (culturale, religioso, artistico) sia così radicato ed esistenzialmente rilevante da poter reggere a due/ tre mesi di inattività.

Pertanto, il timore di non riuscire a tenerne in vita la rete di relazioni sociali attraverso la normale corrispondenza email, porta i soci a darsi appuntamento nella piazza telematica: eccoci di nuovo qui tutti insieme, come se non sia successo niente, non ci siamo “in carne ed ossa” ma con le nostre figure, con le nostre voci, con la nostra volontà di non “arrenderci”… Forse rifiutando tutto questo diamo un calcio al futuro, ma accettandolo diamo un calcio alla serietà della vita.

Dino Cofrancesco, 30 maggio 2020

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