Le vedove di Maduro

Schlein, Conte e Fratoianni sono in lutto per la cattura del compagno rosso. Per la libertà è un giorno di festa, per loro meno

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In un momento in cui tutto il mondo osserva l’intervento militare statunitense in Venezuela (un blitz chirurgico che ha condotto immediatamente alla cattura di Maduro e di sua moglie, trasferiti a Porto Rico e ora diretti a New York) emerge con chiarezza quanto torbida sia la posizione della sinistra italiana sulla questione.
L’operazione ha avuto sin da subito l’obiettivo dichiarato di porre fine a un regime sanguinario e liberticida, accusato anche di narcotraffico, corruzione e violazioni dei diritti umani. Il tiranno Nicolàs Maduro, al potere dal 2013, ha trasformato il Venezuela in un dramma internazionale: economia in rovina, migrazioni dei cittadini, demolizione sistematica della classe media, repressione brutale delle opposizioni con arresti e torture. Eppure, anziché celebrare la fine di un’era di oppressione, figure chiave della sinistra italiana hanno scelto di condannare Trump e la sua operazione, invocando il diritto internazionale. Sostanzialmente i progressisti de noantri si allineano con i difensori globali del tiranno di Caracas: tra tutti Teheran, Pechino e L’Avana, governi non certo noti per la loro democrazia e il loro pluralismo.

Ma facciamo qualche nome: Giuseppe Conte, leader di un movimento 5 stelle ormai in totale crisi di identità, in una dichiarazione rilasciata subito dopo l’attacco, ha affermato che “l’aggressione americana al Venezuela non ha basi giuridiche” e che pertanto “siamo davanti ad una palese violazione del diritto internazionale”. La liaison tra Conte e Maduro non nasce oggi: durante la crisi del 2019, quando l’Unione Europea voleva riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim, l’Italia (sotto il governo Conte I) bloccò la dichiarazione congiunta, optando per una neutralità che di fatto favorì il tiranno oggi destituito. Conte e i suoi alleati difesero allora il non intervento, ma oggi con Maduro catturato, la condanna all’“aggressione americana” appare come una difesa indiretta di un dittatore che ha affamato il suo popolo senza alcuno scrupolo. Non da meno il Pd. In reazione all’intervento Usa, il Partito Democratico ha dichiarato che “non si esporta la democrazia con le bombe”, di fatto schierandosi dunque contro l’operazione e invocando il rispetto del diritto internazionale (che tuttavia non è stato citato da nessuno a sinistra quando Maduro ribaltava l’esito delle elezioni e perseguitava gli avversari politici…).

C’è da dire anche che la sinistra italiana è la più polarizzata verso Maduro tra quelle europee, da sempre meno morbide e più risolute nella condanna al regime di Caracas. Il Pd ad esempio, pur criticando le violazioni dei diritti in Venezuela, ha spesso evitato condanne nette, forse per non alienare frange ideologiche over 60 che sono nostalgiche del socialismo e che ancora oggi si recano alle urne convinte di votare i nipotini dei comunisti. Per quanto concerne l’operazione di oggi, difatti, conviene sorvolare per una mera questione di buongusto sulla reazione di Potere al Popolo, Alleanza Verdi-Sinistra e colpagname vario. Non serve rovinarsi il weekend.
Ciò che è sufficiente da dire è che oggi, con Maduro fuori gioco, la sinistra italiana rischia di apparire come l’avvocato difensore di un regime fallito, alleato con le peggiori teocrazie e i peggiori regimi del pianeta.

Questa alleanza de facto solleva interrogativi etici. La sinistra italiana, erede di tradizioni antifasciste e democratiche, come può tollerare chi schiaccia dissidenti, censura la stampa e manipola le elezioni? Dove sono finite le lezioni di democrazia davanti a chi ha conquistato il potere con la forza e la repressione del dissenso? Difendere il “diritto internazionale” contro gli Usa significa, in pratica, avallare tali abusi? Non è ipocrisia invocare la pace mentre si ignora il caos creato da Maduro, con milioni di rifugiati e un’economia collassata? E quindi, in ultima istanza: cara sinistra italiana, ma sulla questione venezuelana, vedendo che i vostri compagni di barricata sono Iran, Cina, Cuba, non vi fate neanche due domande?

Alessandro Bonelli, 3 gennaio 2025

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