
Il dibattito sulle cause della bassa natalità nel nostro Paese è ormai annoso e illustri sociologi ed economisti ci spiegano che le vere cause del problema sono riassumibili con due assiomi: problema economico che determina precarietà, e scarsità di servizi sociali. La ritrita conclusione è che se il governo di turno aumentasse le spese per consentire alle donne di conciliare lavoro e famiglia e si favorissero economicamente le famiglie a mettere al mondo figli, soprattutto quelle a reddito più basso, il problema si risolverebbe.
Qualche giorno fa mi è poi capitato, ahimè, di ascoltare un dibattito televisivo nel quale, con la solita sicumera e inesattezza, la docente di turno affermava che il basso tasso di fertilità dipende esclusivamente dalla disponibilità di strutture ove parcheggiare la prole, strutture che si incaricherebbero di educarla secondo i dettami pedagogici statali (purché “progressisti”), in quanto non tutte le famiglie sarebbero attrezzate per esercitare il loro ruolo pedagogico. Naturalmente va da sé che la donna debba sempre e comunque dare la precedenza al lavoro, perché all’educazione della prole ci penserà lo Stato. Poiché non sopporto i presuntuosi e gli spocchiosi, pur non essendo un illustre demografo, ma essendo abituato a incrociare dati, ho deciso di fare una piccola ricerca, utilizzando dati reali. Ho quindi correlato i dati del Pil pro capite (in US$) [1] al tasso di fertilità (TFR) [2] nel mondo e in Europa (comprendendo anche alcuni paesi non Ue, ma rappresentativi).
Il tasso di fertilità, o tasso di fecondità totale (TFR), è il numero medio di figli che una donna avrebbe nella sua vita, basato sui tassi attuali di nascita per età. È un indicatore chiave per capire come cresce o diminuisce una popolazione. Un TFR di 2,1 è necessario per mantenere stabile la popolazione (senza immigrazione o emigrazione), considerando la mortalità infantile e la struttura demografica (la struttura demografica è la composizione di una popolazione in base a età, sesso e altri fattori socio-economici). Il Pil pro capite, ovvero il Prodotto Interno Lordo per persona, esprime il livello medio di ricchezza o attività economica per persona in un paese. È spesso utilizzato per confrontare il tenore di vita o il grado di sviluppo economico tra nazioni.
I risultati sono illustrati nei grafici che seguono (fig.1 e 2). Nel primo grafico TFR-PIL World si evidenzia che l’indice di fertilità (in ordinata) decresce molto rapidamente all’aumentare del Pil pro capite di una nazione (in ascissa), come descritto dall’equazione y = 58,776x-1,344, con il valore di R2 = 0,738 che supporta la bontà del modello. Questa relazione è tipica di fenomeni con diminuzione accelerata, e i dati numerici confermano la rapidità della diminuzione. L’R2 (misura statistica che indica quanto bene un modello di regressione si adatta ai dati) indica che il modello spiega il 73,8% della varianza in TFR, suggerendo una buona aderenza ai dati. In parole povere, più aumenta la ricchezza, meno figli si fanno. Prendendo poi in esame la situazione nell’area Ue (grafico TFR-PIL UE) è evidente che tutti i paesi sono al di sotto del tasso di fertilità di 2,1, che è il minimo in grado di garantire la stabilità della popolazione.
La Francia ha un TFR di 1,64, relativamente alto, ma non è possibile capire se il risultato è dovuto ai cospicui incentivi alla natalità sia economici sia sociali, o alla presenza di cittadini di religione mussulmana, in quanto l’Insee (Istituto nazionale di statistica e studi economici francese) non raccoglie statistiche basate su criteri etno-religiosi. Nel grafico di figura 2 ho anche evidenziato in rosso i paesi del nord Europa, che hanno politiche sociali e di sostegno alla famiglia all’avanguardia, ma anche per loro il TFR rimane ampiamente al di sotto del 2,1 (“brilla” la Danimarca con un 1,51), quindi anche quella popolazione è destinata in breve tempo a scomparire. Riassumendo, i dati indicano che un aumento di ricchezza determina una diminuzione dell’indice di fertilità e che anche i paesi più progrediti nell’assistenza alla natalità non riescono a risolvere il problema. Pur essendo pienamente d’accordo nel sostenere in tutti i modi possibili gli eroi che decidono di mettere al mondo dei figli, è evidente che le cause della nostra decadenza non sono di carattere economico o assistenziale.
Un’ipotesi, molto più convincente, la fornisce Luca Ricolfi [3], secondo il quale “… La realtà indicibile è che, se non fossimo diventati una “società signorile di massa”, impegnata ad espandere senza limiti la sfera dei diritti, e refrattaria ad ogni contenimento dei desideri individuali, l’avventura di mettere al mondo dei figli ci spaventerebbe di meno”. In pratica, il modello dell’attuale società Occidentale, che si basa sul riconoscimento assoluto della libertà e dei diritti individuali, è perdente e ci sta portando all’estinzione. È, di fatto, un modello nichilista e il ricorso a spiegazioni meramente economicistiche è solo un espediente per nascondere il fallimento del nostro sistema di valori.
Fig. 1: grafico TFR-PIL pro capite (World, in US$)
Fig. 2: grafico TFR-PIL pro capite (UE, in US$)
Carlo Mackay, 15 giugno 2025
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