Il consenso è “assolutamente condivisibile come principio, ma una legge che lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo è una legge che rischia di intasare i tribunali e alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze. Questa sorta di consenso preliminare, informato e attuale, così come è scritto, lascia lo spazio a vendette personali, da parte di donne e uomini, che senza nessun abuso userebbero una norma vaga per vendette personali che intaserebbero i tribunali”. Matteo Salvini rivendica lo stop in Senato alla modifica della norma del codice penale sul reato di violenza sessuale, sottolineando il lavoro della senatrice Giulia Bongiorno, “esperta e avvocata di tante donne vittime di violenza e molestia”. Il dibattito sulla nuova legge sul “consenso libero e attuale” — quella che cerca di ridefinire il concetto di violenza sessuale in base al consenso — subisce quindi una brusca frenata. Dopo l’iniziale approvazione unanime alla Camera, oggi è intervenuto anche il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella per chiedere prudenza: «C’è una forte perplessità sulla legge», spiega durante la trasmissione “Ping Pong” su Rai Radio 1.
Il nodo è soprattutto uno: il rischio, secondo Roccella, che l’onere della prova si inverta nella pratica — e che chiunque, dopo un rapporto, si ritrovi nella posizione di dover dimostrare che il consenso c’era e perdurava. «È meglio prendere più tempo ma approvare una legge convincente», ha spiegato il ministro.
Roccella nel suo intervento aveva spiegato che, già dopo il via libera alla Camera, siano emerse “perplessità da ambienti importanti”: tra questi legali e penalisti — come l’ex presidente delle Camere Penali, Caiazza — che giudicano la nuova norma problematica. È proprio in relazione a questi dubbi che la commissione Giustizia, guidata da Giulia Bongiorno, sarà chiamata a esaminare il testo con attenzione. Il governo non parla di retromarcia, ma di un “approfondimento necessario” prima di approvare definitivamente una legge penale così delicata.
Il punto più controverso riguarda il cambio di paradigma: secondo l’attuale formulazione, se una persona denuncia un rapporto come non consensuale, spetterà all’altro — cioè all’uomo — dimostrare che in quel momento e per tutta la durata, l’atto è stato consensuale. Una soglia che molti considerano irrealistica, che trasforma l’atto sessuale in “un terreno minato”, dove la spontaneità può diventare un rischio penale.
Critici del provvedimento avvertono che il nuovo paradigma non tutela la libertà, ma la ingabbia: una firma preventiva, un atto di formalizzazione prima o dopo un rapporto, non basta a garantire un reale mutuo consenso. La spontaneità e la fiducia, osservano, non si codificano. Secondo Roccella e chi condivide la sua posizione, una legge efficace deve far riflettere, non generare nuovi dubbi e timori. Meglio dunque prendersi il tempo per correggere la norma e renderla giuridicamente sostenibile. E magari, aggiungiamo noi, cestinarla del tutto.
Ovvie e scontate le proteste del Pd, visto che la norma era stata approvata alla Camera quasi all’unanimità dopo l’accordo siglato tra Giorgia Meloni e Elly Schlein. “Leggo che la ministra Roccella, commentando quanto avvenuto ieri in Senato riguardo alla legge sul consenso, parla di dubbi sul ‘rovesciamento dell’onere della prova’. Poi leggo dei dubbi di Salvini. Ieri in Senato la destra ha parlato di necessità di approfondimenti in vista di una rapida approvazione ma oggi scopriamo invece che nel governo ci sono forti dubbi sul merito e sul cuore del provvedimento – dice il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia – A questo punto serve chiarezza perché non possiamo giocare. Governo e maggioranza devono dirci con chiarezza cosa vogliono fare. Non è accettabile per noi che la legge venga di fatto svuotata e smontata, smentendo di fatto anche la Presidente del Consiglio che aveva concordato con l’opposizione di approvare il testo così come è stato approvato all’unanimità alla Camera”.
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© Mauro_Repossini tramite Canva.com


