
In occasione dello sgombero del Leoncavallo, sono assurte al gotha della cultura di sinistra figure più o meno note, tutte venute in soccorso di un manipolo di abusivi che da decenni tenevano sotto scacco uno spazio privato nel nome di una non meglio precisata “contro cultura”.
Ebbene, tra la fanteria di prima linea fatta di Gad Lerner, Lorenzo Tosa, Saverio Tommasi e svariati altri, tutti celeri nel dire che esistono occupazioni buone e occupazioni cattive (il perché, non è dato saperlo…), spunta anche la presidentessa della celeberrima associazione “mamme antifasciste”, Marina Boer.
Breve digressione. È fondamentale ribadire con forza nel 2025, 80 anni dopo la fine del fascismo, l’importanza di associazioni di questo tipo. Eh già, l’ANPI, con i suoi ricordi a senso unico e le barricate contro i memoriali a Norma Cossetto e alle vittime dei partigiani tutte, non è sufficiente. Serve una mano. E dunque eccola qui, l’associazione mamme antifasciste. Chissà che fanno, qual è il loro ordine del giorno durante le loro assemblee… Boh, controlleranno se i figli hanno sticker ironici del duce su whatsapp? Andrebbe chiesto con interesse e curiosità. Ma sorvoliamo.
Ebbene, la presidentessa dell’associazione mamme antifasciste è stata intervistata con referenza e le è stato attribuito su vari giornali uno spazio che si concederebbe a un ministro o a un Capo di Stato e lei, conscia di questo, inizia così la sua dichiarazione, testuali parole: “Milano è diventata una merda”. E perché mai, di grazia? Perché a quanto pare il combattere l’illegalità, l’abusivismo, il losco e illecito arricchimento di alcuni soggetti lasciati incontrollati in quanto agenti in nome e per conto della sinistra e dei suoi ideali, viene confuso con lo svuotare una città come Milano della sua cultura, della sua storia, della sua musica.
Ebbene, non è così.
Milano gronda cultura, è l’incrocio europeo di design, moda, arte. Pullula di mostre accessibili a tutti, di concerti in ogni periodo dell’anno. Quello che andrebbe ricordato è che per fare cultura non è necessario essere contro le regole. Ma soprattutto, concetto (evidentemente) ancor più importante: fare cultura non è un lasciapassare che esula dalla legalità. La soluzione è semplicissima: le mamme antifasciste capitanate dalla loro presidentessa, così come i vari numerosissimi difensori del fu Leoncavallo, facciano una raccolta fondi, paghino un affitto, ottengano tutti i permessi di cui necessitano per svolgere le loro attività culturali.
Magari chiedano a Gad Lerner che parla di “violazione e cancellazione cieca della cultura”, di farsi concedere in usufrutto qualche suo immobile e, ove possibile, di trovare qualche spazietto nella sua Capalbio per i raduni estivi. Oppure chiedano qualche soldino a Fedez, che parla di una “Milano senza anima”, dopo aver vissuto anni in un attico a CityLife (certamente simbolo dello sviluppo edilizio meneghino) ed essere stato promotore, con la sua famiglia, del consumismo più sfrenato. E sicuramente nessuno storcerà il naso.
Perché la battaglia al Leoncavallo non è una battaglia sugli ideali, che nessuno vuole reprimere. Se alcuni amano vivere in una comunità autogestita ed allocare il tempo in quel modo, ben venga. Libertà, libertà, libertà. Ma la mia libertà finisce dove inizia la tua. E analogamente la libertà dei membri del Leonka finisce dove inizia la libertà dei proprietari degli spazi di disporre di quest’ultimi come meglio credono.
Quindi non veniteci a raccontare di una Milano di cemento e senza anima, solo perché è stato toccato un vostro punto d’interesse “culturale”. Il progresso non si ferma, la legalità non può conoscere compromessi di alcuna sorta. Milano è in piena salute, voi meno. E si vede. Spiace. Buon affitto a tuttə.
Alessandro Bonelli, 24 agosto 2025
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