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Leoncavallo, ma che goduria: Ilaria Salis piagnucola per lo sgombero

Dopo 31 anni il centro sociale di sinistra viene chiuso dalla polizia. Riconsegnato l'immobile ai legittimi proprietari

Ilaria Salis
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Il 21 agosto 2025, il centro sociale Leoncavallo di Milano è stato sgomberato. Le operazioni, iniziate all’alba intorno alle 7.30 in via Watteau, hanno colto di sorpresa i militanti. La data ufficiale prevista era il 9 settembre, ma l’intervento è stato anticipato di circa venti giorni. All’arrivo delle forze dell’ordine, guidate dall’ufficiale giudiziario e con la presenza dell’avvocato della proprietà Immobiliare Orologio della famiglia Cabassi, la struttura era vuota. Poche decine di sostenitori hanno risposto all’appello lanciato sui social, dove si legge: “Sono arrivati! Ci stanno sgomberando! Accorete numerosi in via Watteau!” L’associazione Mamme del Leoncavallo ha dichiarato: “È uno sfratto esecutivo. Avremo 30 giorni per trovare un accordo con la proprietà per prendere un po’ di cose”.

Le motivazioni e i commenti delle istituzioni

Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha commentato online: “Decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!” Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è espresso, parlando di “tolleranza zero verso le occupazioni abusive”. Piantedosi ha affermato: “Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità. Per trent’anni quell’immobile è stato occupato abusivamente. E al danno si è aggiunta la beffa: lo Stato costretto persino a risarcire i danni dell’occupazione. Oggi finalmente viene ristabilita la legalità. Il governo ha una linea chiara: tolleranza zero verso le occupazioni abusive. Dall’inizio del nostro mandato sono già stati sgomberati quasi 4mila immobili.”

Le reazioni di sindaco e opposizione

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha dichiarato di non essere stato informato in anticipo dello sfratto: “Per un’operazione di tale delicatezza, al di là del Comitato, c’erano molte modalità per avvertire l’Amministrazione milanese. Tali modalità non sono state perseguite.” Sala definisce il Leoncavallo “un valore storico e sociale nella nostra città” e afferma di aver saputo dallo stesso Prefetto della notizia. Dall’opposizione, Nicola Fratoianni, deputato e leader di Sinistra Italiana, critica lo sgombero e dice: “Nulla è più carente nelle nostre città degli spazi sociali, culturali e democratici, ma nonostante questo la destra di governo agisce per ridurli ulteriormente, facendo sgombrare il Leoncavallo a Milano, un’esperienza che per oltre trent’anni ha arricchito la vita sociale della città.”

Salis sbrocca

Tra i commenti si segnala anche quello dell’europarlamentare Ilaria Salis: “Nessun rispetto per 50 anni di storia dei movimenti, contro-cultura, aggregazione giovanile, politica dal basso. Avanza la Milano della speculazione edilizia e della gentrificazione, la città della rendita e delle “week”: una Milano senz’anima, esclusiva ed escludente, contro i poveri, contro chi vive del proprio lavoro, contro i giovani.” Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra parla di “un atto di violenza immobiliare” e descrive il Leoncavallo come “non un centro sociale qualunque: un presidio culturale, politico, umano. Un luogo che da cinquant’anni dà voce a chi non ne ha, che ha curato ferite sociali che le istituzioni hanno spesso ignorato”.

Azioni legali, questioni patrimoniali e storia del luogo

Lo sfratto era stato rinviato circa cento volte negli anni precedenti. Nel novembre scorso, il ministero dell’Interno era stato condannato dalla Corte d’appello di Milano a risarcire tre milioni di euro a Immobiliare Orologio per il mancato sgombero e, a sua volta, il Viminale aveva chiesto un risarcimento a Marina Boer, presidente dell’associazione Mamme del Leoncavallo. Negli ultimi mesi, queste ultime avevano presentato una manifestazione d’interesse per un nuovo spazio comunale in via San Dionigi. Il Leoncavallo era stato fondato nel 1975 in via Leoncavallo e già nel 1994 era stato sgomberato, trasferendosi poi nella sede di via Watteau.

Discussione pubblica e memoria collettiva

Pablo Iglesias, ex leader di Podemos che lavorò con gli attivisti del Leoncavallo nel periodo delle mobilitazioni no global del 1994, ha ricordato: “Il centro sociale Leoncavallo è stato per noi una scuola politica. Il movimento delle Tute Bianche è nato lì nel 1994 e lì abbiamo cospirato per preparare i contro-vertici di Praga e Genova.” Iglesias aggiunge anche una dedica: “Spero che trovino presto uno nuovo spazio. Fausto e Iao sempre nella nostra memoria.” Nei giorni precedenti lo sgombero, gli attivisti avevano avviato una raccolta fondi per sostenere la resistenza all’interno della struttura, ma il blitz anticipato ha lasciato pochi margini di reazione. La città di Milano continua a essere al centro del dibattito sulla gestione degli spazi sociali e sui modelli di convivenza urbana.

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