Leoncavallo, proposta ai vipponi: offrite casa vostra ai centri sociali

Bisio&co potrebbero fare questo grande atto di generosità verso gli amichetti sfrattati

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salvadores bisio

Vipponi in subbuglio dopo la chiusura del Leoncavallo. Tra balli, musica e bandiere palestinesi, lanci di uova e petardi contro gli agenti, e insulti all’indirizzo del ministro Piantedosi, a Milano, è andato in scena il corteo di protesta contro lo sgombero del centro sociale dalla storica sede (occupata abusivamente per “appena” trentuno anni) di via Watteau. Tra i ventimila scesi in piazza a sostenere la causa del leoncavallini delusi, anche una sfilza di volti noti, anch’essi indignati in egual misura a seguito della decisione assunta dal Viminale di porre fine a decenni di abusi e irregolarità venduti a buon mercato con su affissa l’etichetta “cultura”.

Tra i vip in testa al corteo, desiderosi di perorare la causa tradita di quei bravi ragazzi del Leonka, tutta una sfilza di attori, comici e teatranti vari, capitanati dell’umorista Claudio Bisio, incredibilmente destatosi dopo un lungo e profondo torpore, e tornato a suscitare l’ilarità del pubblico non pagante con le appassionate dichiarazioni pro-Leonka. Dietro le quinte, a dar manforte ai commedianti, ci ha pensato, invece, il regista e sceneggiatore Gabriele Salvatores, anch’egli, evidentemente, ansioso di dire la sua “per dare un segnale” (probabilmente anche a se stesso), e dimostrare di non agire come fanno le pecore. Come se rispettare la legge e non assecondare gli istinti abusivisti degli occupanti equivalesse a ridurre il cittadino a membro indistinto di un gregge di ovini.

A rinforzare ulteriormente il nutrito coro in voga in certi ambienti del capoluogo lombardo: “Giù le mani dal Leoncavallo”, e rinpinguare l’allegra pattuglia di indignados, poi, anche esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione comunista, Cgil, Fiom, Arci e Anpi. Tutti insieme appassionatamente a difendere a spada tratta l’illegalità e l’abusivismo sfrenato, e ad alimentare il parassitismo dilagante caro alle vedove inconsolabili del Leonka. A questo punto, se proprio ci tengono, ci pensassero Lorsignori, attoruncoli, commedianti e politicanti vari, a farsi carico dell’ingente debito contratto con i legittimi proprietari dell’immobile occupato, costato allo Stato una condanna al pagamento di tre milioni di euro come risarcimento per i canoni non versati, anziché giocare a fare i fenomeni sulle spalle dei contribuenti italiani in cambio di qualche titolo ad effetto sulle prime pagine dei quotidiani.

Per qualificarli come veramente meritano, e smontare una volta per tutte il loro propagandismo farlocco, si potrebbe richiamare una celebre opera teatrale di fine Ottocento composta, ironia della sorte, proprio da un altro Leoncavallo, il compositore napoletano Ruggero, dal titolo emblematico e più che mai attinente alla situazione: pagliacci!

Salvatore Di Bartolo, 11 settembre 2025

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