L’esperto contro gli ecologisti: “Il ghiacciaio sul Gran Sasso non è morto, anzi…”

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“Il ghiacciaio del Calderone è vivo e vegeto”. Parola di Davide Peluzzi, ambasciatore del Parco Nazionale del Gran Sasso e presidente di Explora Nunaat International, associazione che promuove la conoscenza e la condivisione di informazioni sulle aree selvagge del nostro pianeta. Ma perché questa puntualizzazione? E’ presto detto, solo qualche giorno fa, infatti, un gruppo di studiosi, fra cui figuravano docenti e ricercatori universitari, era salito in quota sul Gran Sasso in occasione della terza edizione del Climbing for climate per poi immediatamente dopo recitare il De Profundis per il povero ghiacciaio. “I nostri dati – hanno spiegato – dicono che si è ridotto del 65% negli ultimi 25 anni. E ancora: “la prima volta che ci sono salito – ha raccontato uno di loro – è stato 40 anni fa. Le volte successive ci ho camminato sopra con i ramponi, ci ho sciato. E si vedevano chiaramente le strutture tipiche di un ghiacciaio: il fronte e la lingua. Ora è irricononoscibile”. Insomma, il Calderone – secondo loro – è ormai solo una “macchia di neve sporca” e il fenomeno sarebbe confermato, a loro dire, da fotografie e immagini registrate con i droni. Inutile esplicitare il colpevole di questo omicidio: è ovviamente il cosiddetto global warming, il riscaldamento globale, che sarebbe provocato in larga misura dall’attività umana.

Ebbene, secondo Peluzzi, l’allarmismo provocato da queste dichiarazioni è del tutto infondato. Lui i ghiacciai li conosce bene tanto da averne fatto la passione della vita e attraverso dei video che lui stesso ha girato in quota, vuole mostrare la sua verità. “Dicono che il ghiacciaio sia scomparso ma non è vero – sostiene l’esploratore – il fatto è che non lo cercano nel posto giusto. Ghiaccio e manto nevoso sono due cose diverse. Il ghiaccio c’è eccome, ma è semplicemente coperto da detriti e pietre. Qui sotto il video in cui ce lo mostra.

 

 

Peluzzi va anche oltre e con un secondo video ci porta all’interno dei meandri più inaccessibili del Calderone. “Mi sono calato nei crepacci del ghiacciaio e ho dimostrato che lì lo spessore del ghiaccio arriva a 25 metri. Parliamo dell’altezza di un palazzo. Come possono raccontarci che non esiste più?”

 

 

Davide Peluzzi è, insieme ad oltre 100 scienziati ed esperti, tra i firmatari di un documento che nega l’emergenza climatica e a questo proposito ha le idee molto chiare. “Per quanto riguarda i ghiacciai è assolutamente tutto nella norma. Abbiamo documentazione ormai decennale che ci racconta che in Antartide il ghiaccio sta aumentando e lì si trova il 90% del ghiaccio totale presente sul nostro pianeta. In qualche altro luogo si sono ridotti, certo, ma non ovunque e comunque la storia ci dice che così come può capitare che si riducano, allo stesso modo possono riformarsi. Per restare sul Calderone, ad esempio, è un dato di fatto che in epoca romana vi fossero tre gradi in più rispetto ad oggi e che il ghiacciaio non esistesse. Altrimenti Annibale come avrebbe fatto a passare?”

Infine l’esperto ci dà anche un suo giudizio sulla narrazione ecologista mainstream attualmente molto di moda: “A mio parere bisogna tornare a parlare di scienza in modo obiettivo. Perché in molti casi mi sembra che si facciano più chiacchiere da bar che altro. Ho girato il mondo e visitato molti ghiacciai, dalla Groenlandia, all’Himalaya, all’Artico fino ovviamente al Calderone. Quello che posso dire è che i fenomeni attualmente in atto non sono certamente dovuti all’attività umana ma alla fuoriuscita dalla “piccola era glaciale” a metà del 1800. Quindi voglio rassicurare tutti: il Calderone è vivo e lotta insieme a noi. Perché, come dico sempre, la natura corregge sempre i compiti agli uomini”.

Una conferma alle tesi di Peluzzi è arrivata nelle ultime ore anche da parte di Guido Visconti, professore emerito e membro della Accademia dei Lincei. “Siamo di nuovo stati investiti dalla retorica del Calderone – ha detto – che viene spacciato come drammatica evidenza del riscaldamento globale. Tutti questi grilli parlanti avrebbero cose più serie a cui pensare”.

Insomma, c’è il ghiaccio all’interno del Calderone ma larga parte della scienza lo ha trasformato in una patata bollente.

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