
Con un continente in recessione e le imprese in affanno, qual è la grande pensata dell’Ue per finanziare il maxi-bilancio 2028-2034 da 2.000 miliardi? Facile: tassare ancora, e ancora, e ancora. Ce li immaginiamo, con la cravatta dritta e l’aria soddisfatta, riuniti in qualche sala ovattata con vista sul grigiore di Bruxelles: «Come facciamo a far quadrare i conti?», «Semplice: tassiamo le sigarette». E mica un ritocchino: un colpo secco, che solo in Italia significa +20% di prezzo, 1€ a pacchetto in più.
Il conto? Lo paga l’Italia
E chi lo paga questo giochetto europeo? Più di 40.000 lavoratori italiani, perché la filiera del tabacco da noi non è folklore: è industria vera. L’Italia è il primo produttore europeo, con il 27% della produzione Ue. Altro che vizio: parliamo di posti di lavoro, agricoltura, trasformazione, distribuzione. Il governo, tramite il ministro Giorgetti, l’ha detto chiaramente: così si distruggono investimenti, non si finanzia un bel niente. Ma l’Europa non ascolta.
Boom di contrabbando assicurato
Perché questa non è solo una tassa. È un invito a nozze per la criminalità organizzata. Pensateci: nel 2024 sono state fumate 39 miliardi di sigarette di contrabbando nell’Ue. Tradotto: 15 miliardi di euro che i governi non vedranno mai. Altro che politiche per la salute: il contrabbando vende schifezze senza etichette né controlli, e a prezzi stracciati. E chi ci casca? I giovani, le fasce più deboli. Complimenti vivissimi.
L’Italia ancora si salva. Ma fino a quando?
Oggi siamo sotto controllo: solo l’1,8% dei consumi è illecito nel nostro Paese, ma aumentate i prezzi del 20%, vedrete che fine facciamo. Già ora in Francia — dove hanno tassato come matti — il 38% delle sigarette è illegale. Più di una su tre.
Sviluppo? No grazie, meglio tassare
Ma perché stupirsi? L’UE ha perso la bussola. Non pensa a crescita, investimenti, lavoro. Pensa solo a spremere i cittadini come limoni, anche a costo di distruggere settori interi, come quello del tabacco in Italia. Morale? Meno gettito, più contrabbando, più rischi sanitari, meno lavoro. Complimenti a Bruxelles: un capolavoro d’incompetenza.
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