Vorrei lanciare un tema, forse un po’ più frivolo rispetto agli argomenti più seri che trattate: una proposta per l’edizione del Festival di Sanremo 2027, guardando come riferimento l’Eurovision Song Contest appena andato in onda a Vienna sabato scorso.
La musica è stata davvero l’unica protagonista. Uno show fluido, senza tempi morti, con 25 artisti arrivati in finale che si sono alternati in poco più di tre ore — votazioni e collegamenti con 35 Paesi inclusi. Erano semplicemente presentati da una clip. Niente discese infinite dalle scalinate, niente monologhi di presunti comici, niente soubrette per riempire i vuoti. Solo canzoni, spettacolo e clima internazionale.
Il risultato è stato naturale: la Bulgaria di Dara ha vinto con “Bangaranga” e 516 punti, davanti a Israele. Italia con Sal Da Vinci quinta. Pazienza.
Sanremo potrebbe imparare molto da questo ritmo. In questo modo si potrebbe liberarlo dal carrozzone lentissimo che è diventato da anni: concentrare la gara, ridurre gli orpelli, dare centralità al talento e alle canzoni.
Ecco la proposta: meno varietà e più festival. Meno prediche, più musica. Se l’Eurofestival — come si chiamava un tempo — nato proprio da Sanremo oggi ci supera in modernità e ritmo, forse è il momento di riprenderci la lezione.
Poi c’è anche un’altra lezione, meno musicale ma più politica, altrettanto importante e chiara. Cinque Paesi — Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna — hanno scelto di boicottare l’edizione dell’E.S.C. di Vienna per la presenza di Israele, adducendo motivi legati alla guerra a Gaza. Qualcosa di simile era già accaduto nel 2022 per il conflitto russo-ucraino. E infatti quell’anno vinse la Kalush Orchestra proprio dall’Ucraina.
Stavolta il boicottaggio si è rivoltato contro i promotori: Israele, con Noam Bettan e il brano “Michelle”, è arrivato secondo con 343 punti, battuto solo dalla Bulgaria. È stato lo schiaffo più elegante possibile: il pubblico e le giurie hanno premiato una canzone, non un’ideologia, nonostante qualche fischio di disapprovazione alla Wiener Stadthalle.
Chi ha scelto di ritirarsi per boicottare ha perso anche l’occasione di farsi ascoltare, guardando da casa un artista israeliano applaudito da tutta Europa. Una sorta di “Tafazzi” a livello europeo.
Vincenzo Mangione, 18 maggio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


