L'opinione di Gebbia

L’eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire

Il controverso caso tra libertà di scelta, dolore personale e le criticità etiche di una procedura sempre più “aziendalizzata” della morte volontaria assistita

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wendy duffy

Nella mitologia greca Pegaso è il celebre cavallo alato nato dal sangue di Medusa e simbolo di libertà ed immortalità. La Società svizzera Pegasos è invece simbolo di mortalità, anzi di morte, e di morte addirittura volontaria. Come spiega il suo sito internet, la Pegasos Swiss Association è un‘organizzazione senza scopo di lucro per la morte volontaria assistita (VAD, Voluntary Assisted Dying) con sede a Basilea.

Questa associazione “crede che sia diritto umano di ogni adulto razionale e di mente sana, indipendentemente dal suo stato di salute, di scegliere il modo e il momento della sua morte”. Il nome della Pegasos è balzato agli onori delle cronache per la notizia di vari siti di news inglesi, ripresa dal Corriere della Sera e dall‘elvetico 20 Minuten.ch, di una donna inglese di 56 anni, Wendy Duffy, ex operatrice sanitaria, che si è rivolta a questa società per poter morire. Pur se in piena salute, questa donna ha preso la drammatica decisione di voler terminare la sua vita dopo aver perso il figlio ventitreenne Marcus quattro anni fa, soffocato con del cibo di ritorno da un pub. La Duffy, che aveva già provato a suicidarsi, ha dichiarato: «Voglio morire e questo è quello che farò. È la mia vita, è la mia scelta». Quindi ora ha comunicato alle sue quattro sorelle e ai due fratelli la sua tragica scelta.

La Duffy ha già selezionato il vestito da indossare e la canzone da suonare al momento del trapasso, «Die with a smile» di Lady Gaga e Bruno Mars. Ha dato disposizione che la finestra della camera sia aperta, in modo che la sua anima possa volare via e che le sue ceneri vengano rispedite in Gran Bretagna e sparse in un parco insieme a quelle del figlio.

Mentre altre società che praticano l’eutanasia in Svizzera accettano richieste solo da persone già gravemente malate o con una diagnosi fatale (come la Dignitas, vicino a Zurigo), la controversa Pegasos consente la «dolce morte» anche a chi è perfettamente in salute. Guardando nel suo sito internet, se non si trattasse di tale «servizio», sembrerebbe un club come molti altri. Bisogna registrarsi creando un profilo, e, solo se si vuole, si può anche diventare sostenitori dell’associazione versando 100 CHF.

La procedura per la «dipartita» è freddamente spiegata sul sito internet: la morte volontaria assistita costa circa 10.000 CHF, da pagare in due rate: la prima, come deposito, al momento della registrazione e domanda, il secondo versamento è dovuto quando si «viene al dunque», cioè si fissa l’appuntamento con la propria morte. Dopo aver creato il proprio profilo sul sito, dunque, si viene guidati passo dopo passo per inoltrare la propria domanda insieme alla prima rata del pagamento.

Inizia così il processo. Il team Pegasos controllerà la domanda. A seconda del numero totale di richieste ci vorrà un certo tempo per analizzare la pratica, perciò è anche possibile specificare se la procedura debba essere valutata con urgenza. Se la domanda viene accolta, si verrà informati con una e-mail e si potrà concordare la fatidica data. Come specificato, è necessario arrivare all’hotel raccomandato dalla società un giorno prima della data voluta per poter espletare le pratiche necessarie. La Pegasos fornisce anche informazioni generali sulla Svizzera come un qualunque sito «turistico» che si rispetti, presupponendo che alcuni clienti (o pazienti?) arrivino dall’estero.

Il tema dell’eutanasia è sicuramente uno dei più difficili, controversi, eticamente e religiosamente complicati in quasi tutto il mondo. Ogni persona che soffre, fisicamente e anche moralmente, deve essere capita ed ascoltata. Però è veramente disturbante leggere su un sito internet in modo asettico e un po’ mellifluo la procedura per poter morire, pur senza problemi fisici, come se fosse una qualunque pagina web di e-commerce o di turismo o di qualche servizio amministrativo.

Forse questa eccessiva ostentazione della presunta cura totale del cliente (o paziente o turista che dir si voglia), mettendo al primo posto la volontà della persona, senza obblighi morali o di coscienza, nel far sì che tutto si svolga nel modo più liscio ed invisibile possibile, senza intoppi burocratici, può funzionare solo nella neutrale Confederazione.

Andrea Gebbia, 24 aprile 2026

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