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L’illusione sinistra: piazze piene, urne vuote

Elly Schlein e Giuseppe Conte con la manifestazione a Roma per il no rearm Europe Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Nei giorni scorsi, sindacati e sinistra sono scesi di nuovo in piazza: ennesime sfilate, protagonisti sempre i soliti noti, anche se poi a pensarci bene non muovono neanche uno “zero virgola” dell’elettorato.

Venerdì Milano si è dovuta sorbire lo sciopero dei trasporti. Le motivazioni? Gli operatori di ATM hanno deciso di interrompere il servizio per dire basta a tutte le guerre (pensiero degno di una candidata a Miss Italia), per opporsi al riarmo dell’Europa e al “genocidio in Palestina”. La domanda è: ma che c’azzecca tutto questo con la condizione dei lavoratori milanesi? Nulla. E ovviamente è solo un caso che sia stato indetto di venerdì, giusto in tempo per godersi un bel weekendino d’inizio estate.

Ieri invece, a Roma, sono andate in scena due manifestazioni. La prima, più “democristiana”, contro il Rearm Europe e che ha visto presenti Giuseppe Conte (che ha ribadito “dobbiamo costruire orizzonti di pace”, un concetto difficile da spiegare a chi la pace non la contempla, come gli ayatollah) e Angelo Bonelli (la cui massima è stata “il riarmo non difende”, allora ce ne stiamo zitti e buoni, confidando nella buona fede di chi minaccia le nostre democrazie). Elly Schlein invece mancava all’appello per impegni istituzionali improrogabili (certamente non perché il tema del “Rearm Europe” spacca il Pd in due correnti).

La seconda invece è stata una protesta più dura, organizzata da Potere al Popolo, compagni vari e NoTav: contro tutto e contro tutti, anche e soprattutto contro l’altro corteo, accusato di essere troppo servile nei confronti dell’Occidente. E invece loro, i duri, hanno urlato e bruciato le bandiere dell’UE, della NATO e di Israele, e ad un manifestante hanno persino strappato delle mani la bandiera ucraina (ormai démodé) per dare una dimostrazione forte. La dimostrazione di non aver per nulla compreso la fortuna di nascere nella parte democratica del pianeta.

Il punto è uno. Se il consenso elettorale si misurasse in base alla quantità di palchi presenziati, di carri cavalcati e di cortei capeggiati, la coalizione di sinistra sarebbe a Palazzo Chigi. Purtroppo, o per fortuna, per il paese reale queste proteste spicciole sono più un disturbo che un momento di riflessione. Causano impedimenti logistici non da poco e finiscono addirittura per produrre un effetto contrario al loro scopo originario: polarizzano le opinioni. Un po’ come gli ambientalisti che, anziché impegnarsi nella sana divulgazione, fermano (o fermavano, prima dell’approvazione del nuovo decreto sicurezza) le auto per strada.

Prendete gli ultimi mesi: la sinistra ha portato in piazza centinaia di pro-Europa con Michele Serra, ha fatto altrettanto il Primo Maggio, ha replicato lo schema ad aprile e oggi con gli ennesimi cortei per “la pace” o quello che è. Tutto bello, tutto democratico, tutto legittimo. Ma riempire le piazze non ti rende campione di voti, come ha dimostrato plasticamente il referendum. Ma questo opposizione e sindacati sembrano ignorarlo. E così proseguono imperterriti nel loro instancabile tour delle piazze. Millantando dei sold out che non esistono

Alessandro Bonelli, 22 giugno 2025

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