
Ha ragione l’esperto Gaiani a indignarsi per il trattamento da vassalli inflitto agli europei da parte del presidente Usa. Vassalli proni: ok all’aumento delle spese militari fino al 5% del Pil quando gli stessi Usa spendono solo il 3,3% (sì, gli spagnoli resistono, ma vedremo quanto durano). E le armi, si sa, dovranno comprarle in America perché a loro costerebbe troppo produrle. Già: avendo rinunciato al gas russo, l’energia in Ue è proibitiva. In più, le sanzioni a Putin (18 pacchetti, finora) sono state un boomerang per le imprese esportatrici europee. E chi è che, applicando la vecchia dottrina McKinder, ha fatto di tutto per provocare la faglia ucraina nel continente? È abbondantemente noto, perciò non è il caso di tornarci sopra.
In Sicilia c’è un gioco, sleale quanto mai, che si chiama futticumpagnu e che consiste nel fregare fraudolentemente un compagno di gioco. Il quale, quando si accorge che il suo socio giocava contro di lui, è troppo tardi. Trump è imprevedibile, è rozzo, è anche cafone (“Gli europei verranno a baciarmi il c…”), ma fa il suo mestiere, che è quello di presidente degli Stati Uniti. E sta mantenendo una ad una le promesse (M.A.G.A.) che aveva fatto a quanti lo hanno eletto per la seconda volta. è vero, la Nato. Creata per far fronte al nemico sovietico, ora, in teoria, non servirebbe più. Ma un nemico, se non c’è, non ci vuol molto a crearlo. Voi direte: ma com’è che i nostri leader non se ne accorgono? Il fatto è che se ne sono ben accorti, e anche da tempo. Ma che volete che facciano? Basta sfogliare la storia del secolo appena trascorso per vedere che non ci vuol molto a sistemare i riottosi.
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Ricordate, da noi, Mani Pulite? E i bombardamenti in Serbia? In Italia c’era, per la prima e unica volta nella storia, un comunista al governo. E, se non ricordo male, l’attuale presidente come ministro della difesa. E Berlusconi non dovette consentire a far bombardare il suo amico Gheddafi, vanificando a totale nostro svantaggio, una tela diplomatica pazientemente tessuta per anni? Potremmo citare il Cermis, il mai risolto incidente di Ustica, la morte di Moro. Eccetera. Alla fine della guerra balcanica, tanto per dire, ecco la più grande base militare americana d’Europa. Dove? In Kossovo. Noi, i tedeschi e i giapponesi siamo trapunti di basi militari americane. Non Nato, si badi, ma americane. Con tanto di bombe atomiche di cui solo gli yankees hanno il controllo. Il comando della Sesta Flotta americana è a Napoli. Ho studiato all’università di Pisa, dove c’è lo sterminato Camp Darby, e dove ogni tanto si andava ad ammirare, da fuori e da lontano, le lunghe colonne di carri armati con la stella bianca e dove, sempre ogni tanto, la domenica ci facevano fraternamente entrare per vivere una giornata americana e bere quella cosa scura che loro chiamano caffè.
Ma non puoi mantenere basi militari all’estero senza un servizio di intelligence attivo 24/24h. Fuor dai denti: ci può essere qualche politico nei luoghi che ospitano tali basi privo di un dettagliato e corposo dossier che lo riguardi? Tanto per dirne una, qualche anno fa con Vittorio Messori ci mettemmo a frugare via internet nella Biblioteca del Congresso americano: c’erano tutti i suoi libri, ovvio, ma anche i miei, e pure quelli da me considerati minori. L’impero americano non è affatto in declino, come titolava un film del 1986. E chiunque lo comandi, repubblicano o democratico, la sua politica estera è sempre la stessa, con i soliti inglesi a tener bordone.
Se crollerà, sarà come è stato per l’Urss: per implosione. Ci penserà magari la filosofia woke, che beffardamente è d’importazione europea. Theodore Roosevelt, il presidente che tolse alla Spagna il suo impero, amava negoziare con un big stick (grosso bastone) dietro la schiena. E quando il bastone è molto ma molto più grosso del tuo, che fai? Applichi il realismo politico. Si chiama pragmatismo. Perciò fanno ridere quei piddigrillini che accusano la Meloni di servilismo nei confronti degli Usa. Loro al posto suo farebbero anche i giullari.
Evviva dunque l’impero americano: meglio Donald che Giuseppi. Infatti, The Donald ha già chiuso diverse guerre (una per tutte: Cambogia vs Thailandia) e, per staccare la Russia dalla Cina (le teste d’uovo di Obama e Biden non lo sapevano che Putin, accerchiato a Ovest, si sarebbe rivolto a Est?), chiuderebbe subito anche quella Ucraina. E chi è che si oppone? La Ue + Gb. Tanto, a schiattare sono i figli ucraini, mica i loro. E, anche qui, The Donald li ha costretti a baciargli il c…: volete continuare a dare armi a Kiev? Benissimo, compratele da me. Pagandole, naturalmente.
Rino Cammilleri, 22 agosto 2025
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