
Il Corriere si vota al fine vita assistito affidandosi non a Cappato ma a Milena Gabanelli e Paolo Giordano, responsabili di un articolo lunare in difesa del woke morente, questa peste morale e mentale riconosciuta in tutto il mondo. È un intervento insostenibile nel merito, illeggibile nella forma, incomprensibile nella sostanza: puro moralismo sociologico d’accatto e di raccatto da Foucault a Negri al peggio della pessima letteratura della crisi o del conformismo antagonista, robaccia riesumata dalle pieghe di Marx giovane, di quello vecchio, di Lukacs, Marcuse, Eldridge Cleaver, una spruzzata di francofortesi, una mossetta di Elodie e due gocce di Ilaria Salis.
L’assunto è distopico di stampo orwelliano: il woke è libertà, le sue ossessioni, le sue prepotenze, le sue ipocrisie affaristiche sono pluralismo democratico e se uno non le subisce, se osa discuterle è la prova che è un autoritario, un fascista. Non c’è nessun riscontro reale, nessuna analisi, né onesta né disonesta, sui disastri provocati da venti anni di questa pessima riedizione dell’autoritarismo populistico di sinistra, delle ripercussioni sociali, economiche dall’auto elettrica agli sprechi energetici, dai colossali fallimenti nella cultura di consumo, film serie televisive, prodotti ispirati al wokismo, fino alla immane operazione finanziaria dei titoli altrettanto legati a una simile sotto ideologia, roba rigettata più che rifiutata dal mercato, dai consumatori, dai cittadini a dispetto dei giganteschi sforzi per imporla, della corruzione della comunicazione, dei ricatti normativi. Niente, alla fine la maledetta gente non ne ha potuto più e ha smesso di consumare woke.
Ma di questi riscontri reali nel folle articolo di Giordano e Gabanelli non c’è traccia né sospetto, alla larga dalle cronache critiche dei libri di Rampini come di quello di Rhodes sul capitalismo woke, per citare solo il più eclatante fra gli studi analitici di un fenomeno deleterio. No, questi restano sordi ad ogni verità e ad ogni realtà e al grido il woke è morto, viva il woke, mettono insieme una serie di considerazioni allucinate che non fanno una notizia. È per l’appunto l’approccio Report della Gabanelli, tanta fuffa a botte di numeri, di statistiche inutili, che non significano niente, come quando si sostiene l’acqua calda del woke santo e giusto perché il 70% dei democratici americani lo considera giusto facendolo coincidere con la lotta al razzismo.
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Razzismo? Di razzista c’è solo il woke che considera inclusivo mettere le donne nel recinto islamista, farle pestare o violentare da donne presunte e impedire che uno colga la mostruosa assurdità di simili orientamenti dagli esiti imprevedibili ma sicuramente aberranti. O dovrebbe importarci che la generazione Z considera doveroso mettere i trans a gareggiare tra le donne e definire i latini “latinx”? Ma questa gen Z è poi quella che fa la furba, sono i parassiti già impostati che rifiutano di sottoporsi al giudizio della maturità sapendo che ne esce senza guai perché la legge glielo consente; e l’esito del woke come piace al Corriere è che quest’anno si va così, in scia sulla nuova moda, l’anno prossimo saranno questi viziati e inetti a giudicare le commissioni, con licenza di aggredirli anche fisicamente (vedrete se mi sbaglio). Il vero, autentico scopo di una simile operazione che di giornalistico non ha niente è assai pratico e molto meschino: sostenere che Trump è un fascista. Una paginata dove il concetto esce fuori ad ogni rigo, ma le righe sono imperniante al più miserabile dei razzismi, come quando si racconta che il presidente americano nella sua smania epuratoria ha affidato il controllo dell’antiterrorismo a “un ragazzo di 22 anni con esperienza di giardiniere e fattorino”, quanto a dire il classismo più insopportabile: ma come, non si era detto che la meritocrazia è oscena, è fascista? Che il sacro-woke postula la totale equivalenza e se mai annullamento dei ruoli in base all’auto-percezione?
Riabilitare con pretesti libertari una sottocultura autoritaria morta in America, agonizzante altrove: roba da matti! “I partiti di destra ed estrema destra imitano la propaganda antiwoke americana”, insomma l’Europa di Ursula non si tocca, il clima è ammazzato dall’uomo (bianco, occidentale, patriarca, di destra) e Trump deve morire, possibilmente col blocco che lo appoggia, inclusa la piccola Meloni, perché “con la scusa di colpire l’estremismo woke vengono così messe in pericolo libertà fondamentali molto più ampie, l’essenza stessa della democrazia”. Che sarebbe: io impongo i miei dettami tossici e pazzeschi e tu taci, maiale antidemocratico. Forse c’è una ragione per cui il mondo libero (quello islamista il problema non l’ha mai avuto e punta a risolverlo, a modo suo, anche a noi) a un certo punto non ne ha potuto più e non sarà la neolingua del Corriere a farlo recedere. Poi la si pensi come si preferisce, si proponga pure una in fama di antisemita, che ha mentito sui suoi titoli, una sostenuta da quella confraternita umanitaria che risponde al nome di Hamas, al Nobel per la Pace, ma se il woke è questo stravolgimento di ogni logica, compreso costringere uno che compera il giornale a leggere una roba simile, allora non servono tante considerazioni. Gabanelli, la Madonna infilzata del reportaggio “libero”, a un certo punto la portavano in processione i grillini in direzione del Colle.
Solo che all’epoca i grillini a suon di vaffanculi erano la faccenda più razzista, più sessista, più antiwoke del pianeta, roba di una intolleranza, di un integralismo da far impallidire un ayatollah. Adesso anche la predica sul woke da riesumare perché bisogna legare la ammucchiatina cacio e pepe Pd-5 Stelle-Salis-Forza Italia, grazie no.
Max Del Papa, 14 luglio 2025
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