Agathe Hilairet, 28 anni, è scomparsa il 10 aprile scorso mentre faceva jogging nel parco vicino a casa, a Vivonne, una ventina di chilometri a sud di Poitiers (Vienne). Sparita nel nulla, di lei nessuna traccia. Finché il 4 maggio scorso il suo corpo non viene ritrovato nello stesso parco sotto una coltre di terra, scoperto da un passante. Secondo gli inquirenti è stata uccisa. Le prime autopsie però non hanno potuto stabilire la causa della morte, ma ulteriori analisi hanno dimostrato che il corpo era stato spostato dopo il decesso, rafforzando il sospetto di omicidio.
Un esame dello smartwatch della giovane jogger ha anche rivelato un improvviso picco nella frequenza cardiaca prima che il suo cuore smettesse di battere a più di un chilometro dal luogo del ritrovamento del corpo.
Cinque mesi di indagine fino a giovedì scorso quando la polizia ha arrestato Didier Laroche, un uomo di 60 anni, residente a Vivonne. Il suo DNA è stato infatti ritrovato nell’auto di Agathe, rafforzando l’ipotesi che i due fossero entrati in contatto prima della scomparsa della giovane donna. Laroche è accusato di omicidio preceduto da sequestro di persona. Secondo il suo avvocato, il sospettato ha poi ammesso di aver inferto i due colpi che hanno causato la morte di Agathe, anche se il suo intento era di non ucciderla.
Ma quello che salta subito agli occhi sono i precedenti penali dell’uomo.
Laroche era noto al Registro degli Autori di Reati Sessuali o Violenti (Fijais) ed era stato condannato per stupro e violenza sessuale. Nel febbraio 1994, la Corte d’Assise del Puy-de-Dôme lo condannò a 12 anni di carcere per aver violentato una donna mentre faceva jogging. Fu rilasciato nel 2000.
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Poi, nel febbraio 2004, la Corte d’Assise dell’Alta Loira lo condannò a 30 anni, con 20 anni di cauzione, per stupro recidivo con arma da fuoco e violenza sessuale. Aveva violentato una donna di 24 anni dopo averla seguita a casa nel Puy-de-Dôme. Aveva anche aggredito sessualmente una madre che faceva jogging. Al processo, il pubblico ministero lo descrisse come “un uomo pericoloso e violento, incapace di resistere ai suoi impulsi”.
Dal 5 ottobre 2024, doveva risiedere in un luogo specifico e gli era vietato contattare le vittime o possedere un’arma. Era inoltre tenuto a cercare cure mediche e a lavorare. Ma neanche dopo un anno dal suo rilascio, Laroche ha commesso nuovamente lo stesso orribile crimine. E in molti si chiedono se il sistema di monitoraggio degli stupratori seriali sia sufficiente e soprattutto efficace. Dopo oltre 20 anni dietro le sbarre, Laroche era stato rilasciato sulla parola. In Francia, prima di adottare tale misura, i detenuti più pericolosi vengono sottoposti a un centro di valutazione nazionale. Per diverse settimane, numerosi professionisti cercano di valutare il rischio di recidiva. Una volta rilasciato, l’ex detenuto deve sottoporsi a un follow-up con consulenti per la riabilitazione e la libertà vigilata che supervisionano la sua vita fuori dalle mura del carcere. Ma il monitoraggio può variare da prigione a prigione e ogni singola caso è difficile da seguire come spiega Céline Bertetto, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Giudici di Esecuzione Penale: “Ci sono persone che saranno monitorate ogni due settimane, ogni mese. Ci sono sessioni di monitoraggio che, dopo un anno, due anni, tre anni, possono essere un po’ meno rigorose. L’idea è di adattarsi alla pericolosità, alla valutazione del rischio che verrà effettuata”.
Come accaduto per Iryna Zarutska, la giovane Agathe è stata vittima di un sistema giudiziario che non tiene conto della reale pericolosità dei detenuti recidivi e che lascia ampio spazio alla delinquenza senza controllo.
Cristina De Palma, 16 settembre 2025
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