Politica

L’inquietante involuzione della sinistra by Schlein

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Sul tema del picaresco sciopero organizzato dalla Cgil e compagni, condivido in pieno il giudizio di Luigi Marattin, leader del Partito Liberaldemocratico.

Intervenendo sabato mattina nel talk Omnibus, in onda su La7, l’ex consigliere economico di Matteo Renzi ha letteralmente messo in mutande i sostenitori di una iniziativa palesemente strumentale e, come ho già avuto modo di sostenere, finalizzata essenzialmente ad obiettivi tutti interni alla politica italiana.
Marattin ha esordito sostenendo che, essendo un liberaldemocratico, considera fondamentale il diritto a manifestare ogni forma di espressione. Tuttavia, ha aggiunto in merito alla dichiarazione di illegittimità della Commissione di garanzia, sembra che “le regole della Costituzione – richiamandosi al motivo sventolato da Landini & company – valgano solo quando conviene a qualcuno”.

In merito allo sciopero il nostro, dichiarando la sua totale contrarietà, è stato lapidario. “Io avrei partecipato – ha tenuto a sottolineare -, anzi avrei chiesto alla Cgil di organizzare e di partecipare all’organizzazione, se lo sciopero fosse stato per dire “fuori Hamas dalla Palestina”. Perché io sono convinto – e con lui sono d’accordo molte persone ragionevoli di questo disgraziato Paese – che il responsabile della tragedia palestinese è Hamas”.

Dopodiché l’economista partenopeo ha toccato un aspetto particolarmente inquietante e che riguarda una certa involuzione che sta caratterizzando la sinistra, soprattutto da quando la direzione del Partito democratico è stata assunta da Elly Schlein.

In estrema sintesi, Marattin ha paragonato il clima politico di questi giorni con quello della contestazione e dei cosiddetti anni di piombo. A suo parere i conflitti in cui emergeva un grande sproporzione tra i contendenti, come nel caso della guerra del Vietnam, venivano utilizzati per “rinfocolare le ragioni antagoniste in Italia. Cioè, io mi schiero col più piccolo perché così difendo la lotta di chi vuol battere il potere, il capitalismo eccettera.” Uno schema che si sta ripetendo anche oggi nella guerra tra Israele ed Hamas, ma con una sostanziale differenza, ha spiegato Marattin: mentre negli anni ‘70 il Pci contrastava decisamente le forze antagoniste, tanto che i suoi leader venivo spesso fischiati da queste frange radicali, “adesso siamo in presenza di una politica che quell’antagonismo lo coccola, lo cavalca, si arrende ad esso.”

Una analisi che non fa una piega e che dovrebbe preoccupare non poco la letargica componente riformista del Pd, la quale sta passivamente assistendo alla metamorfosi di un partito che era rimasto per decenni in mezzo al guado e che, con l’arrivo della pasionaria con tre cittadinanze, ha imboccato convintamente la strada senza uscita delle piazze. Tutto questo senza tener in alcuna considerazione un vecchio detto della politica: piazze piene e urne vuote.

Claudio Romiti, 4 ottobre 2025

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