
Non sarà un complotto. Non sarà che i vertici di Bankitalia trattano coi guanti bianchi alcuni e bastonano altri in base al colore politico delle maggioranze. Ma quanto successo sulla Manovra dell’esecutivo Meloni lascia interdetti e non poco. Perché se oggi Istat e Banca d’Italia criticano il taglio all’Irpef denunciando scandalizzati che la riduzione delle tasse favorirà i “ricchi”, spacciando per tali pure chi prende 2mila euro al mese, quando Mario Draghi fece un’operazione simile se ne rimase in silenzio. Senza criticare alcunché.
Nel dicembre 2021, infatti, il governo guidato da Supermario approvò una riforma fiscale che modificò in modo significativo le aliquote Irpef. Tre scaglioni furono interessati dai cambiamenti. L’aliquota del 41% venne completamente abolita. Quella del 38%, applicata ai redditi tra 28.000 e 50.000 euro, scese al 35%. Infine, l’aliquota tra 15.000 e 28.000 euro venne abbassata dal 27% al 25%. Il beneficio massimo per i contribuenti raggiunse i 765 euro lordi all’anno, senza alcun tetto massimo per redditi alti o milionari. Tetto che invece questo governo ha imposto a 200mila euro.
Questa manovra entrò in vigore con la Legge di Bilancio 2022 e fu approvata quasi all’unanimità in Parlamento. Tra i partiti che votarono a favore ci furono il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Forza Italia, Lega e diversi centristi. Solo Fratelli d’Italia guidato da Giorgia Meloni, Nicola Fratoianni e alcuni ex-esponenti del M5S si opposero perché all’opposizione.
Il nuovo intervento del governo Meloni
Per il 2026, la Legge di Bilancio proposta dal governo Meloni prevede un abbassamento dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Al contrario della riforma Draghi, lo sconto fiscale introdotto dall’esecutivo Meloni è limitato a un massimo di 440 euro annui e riguarda solamente questa fascia di reddito. Inoltre, è stato introdotto un tetto massimo a 200.000 euro lordi annui per evitare benefici significativi per i super-ricchi.
I costi stimati per questa misura si avvicinano ai 2,7-2,8 miliardi di euro l’anno. I contribuenti con redditi inferiori vedranno risparmi limitati. Per esempio, un contribuente che guadagna 30.000 euro lordi risparmierà circa 40 euro in un anno, mentre chi dichiara 50.000 euro avrà un risparmio massimo di 440 euro l’annuo. Ma l’obiettivo era sostenere i redditi medi, quindi c’è poco da scandalizzarsi.
La reazione politica e sindacale
Nel 2021, durante l’approvazione della manovra Draghi, le critiche verso lo sconto fiscale furono praticamente assenti. Organizzazioni come la CGIL, guidata da Maurizio Landini, indissero uno sciopero il 16 dicembre 2021, ma non fecero menzione dello sconto Irpef ai redditi alti. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) sollevò dubbi già allora, mentre Bankitalia non espresse osservazioni critiche.
Nel 2026, i sindacati e alcune autorità indipendenti, tra cui l’UPB, la Corte dei Conti e la stessa Bankitalia, si sono espressi contro il nuovo sconto fiscale, ritenendo che i beneficiari principali sarebbero ancora una volta i redditi più elevati. Tuttavia, questa volta sono state introdotte limitazioni per ridurre tali vantaggi.
Chi paga davvero le tasse
Uno spunto interessante emerge dai dati sulle dichiarazioni dei redditi. Secondo le ultime stime, la maggioranza degli italiani dichiara redditi bassi. Circa 9 milioni di contribuenti si trovano nella fascia tra 28.000 e 50.000 euro. Solo 3 milioni di italiani dichiarano oltre i 50.000 euro lordi, e appena 145.832 persone superano i 200.000 euro, rappresentando lo 0,34% dei contribuenti. Questo significa che gli interventi sulle aliquote, sia nel 2021 che nel 2026, interessano principalmente contribuenti con redditi medi.
Il costo delle manovre e gli effetti economici
Entrambe le riforme fiscali hanno avuto un costo rilevante per le casse pubbliche. La Legge di Bilancio 2022 di Draghi, con le sue modifiche a tre aliquote Irpef, ha rappresentato un intervento complessivamente più oneroso rispetto alla riduzione limitata proposta dal governo Meloni. Mentre nel 2021 furono stanziati fondi in grado di coprire benefici fino a 765 euro per contribuente senza limiti, il provvedimento del 2026 è stato vincolato fino a un massimo di 440 euro e ha mantenuto inalterati gli scaglioni di reddito.
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