
Ha ragione da vendere il figlio di Cecilia De Astis, la donna di 71 anni travolta e uccisa dall’auto rubata e guidata da quattro ragazzini con meno di 14 anni. Non ha avuto neppure il tempo di accorgersi dello schianto, dei bimbi che scendono senza prestarle il minimo soccorso, che si rifugiano nel campo nomadi. Non una disgrazia, ma un’ingiustizia. Una “catena ancora più grave”, dice Filippo Di Terlizzi, perché “quella era una macchina rubata. Perché quei bambini cresciuti nella delinquenza non dovevano stare lì”.
A Repubblica l’uomo, che fa l’infermiere all’Humanitas, spiega che il Gratosoglio è una di quelle periferie dimenticate di Milano dove si finge di non vedere le sacche di illegalità che dilagano. “Purtroppo con gli anni è peggiorato tantissimo, una volta non era così. Ora non vivo più qui, mi sono trasferito a Rozzano, più vicino al lavoro, ma qui si vedono scene difficili da raccontare, sembra di essere nel Bronx“, racconta Filippo. “Episodi di violenza a cielo aperto. Ragazzini che se le danno di santa ragione in mezzo alla strada, con bottiglie, caschi. Ed è triste e preoccupante che anche se fai una vita tranquilla, se sei onesta, rispettosa, gentile come lo era mia madre, rischi comunque di fare questa fine”.
Parlando con il Corriere, l’infermiere è ancora più duro: “L’omicidio di mia madre non può essere ridotto al solito ‘si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato’. No. Questa tragedia non è giustificabile con la sfortuna. Si è arrivati qui perché non siamo tutelati. È inquietante”. E ha ragione da vendere, dicevamo. Perché non è normale che campi abusivi crescano come funghi. Non è normale che la spazzatura la faccia da padrone. Che i bambini guidino l’auto. Che siano dediti al furto. Che a loro non sia stato neppure insegnato che una donna agonizzante la si prova ad aiutare, non la si abbandona sull’asfalto. Non è normale che i residenti denuncino furti, degrado, problemi. “Ragazzini allo sbando arrivano a questo“, dice Filippo. “Il Gratosoglio non è una delle zone più belle della città. Ma non poter fare due passi sul marciapiedi con il rischio di essere travolti, con il rischio di perdere chi di più caro si ha al mondo, non va bene. Non è un discorso di nazionalità. Nessuna caccia alle streghe. Qui parliamo della sicurezza di tutti”.
L’appello va alla politica. Per impedire che una tragedia simile si ripeta. “Bisogna agire per la sicurezza dei cittadini. Vogliamo soluzioni”, conclude. “Non è uno scippo o una rapina che sono sempre sconvolgenti. Ma si tratta di un omicidio che non doveva esistere. Non voglio calcare la mano, e nemmeno giudicare l’operato del sindaco, ma non posso pensare che si ripeta”.
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