
In un ampio rapporto riservato agli stati membri, che la Reuters è riuscita a visionare, l’AIEA ha fatto sapere che l’Iran ha condotto attività nucleari segrete con materiale non dichiarato all’organismo di controllo delle Nazioni Unite. Queste attività sono state effettuate in tre località da tempo sotto inchiesta.
L’Agenzia ha concluso che le tre località, e altre correlate, facevano parte di un programma nucleare strutturato e non dichiarato portato avanti fin dall’inizio degli anni 2000.
Dal 2000, cioè da 25 anni, e il rapporto è stato reso noto solo ora ed è arrivato agli Stati membri, e per vie traverse alla stampa, in un momento molto delicato visto che nelle ultime settimane Teheran e Washington hanno tenuto colloqui su un possibile accordo sul nucleare che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta cercando di raggiungere per non arrivare alle maniere forti.
Tranquilli, non ci arriverà.
Che gli Stati Uniti e Iran siamo sempre più vicini alla svolta sull’accordo nucleare lo abbiamo capito anche questo da vie traverse, infatti i bombardieri USA che avrebbero dovuto agire in caso di fallimento delle trattative sono stati ritirati dalla base di Diego Garcia, nell’oceano indiano, e sono tornati in patria.
Tornando all’AIEA il rapporto afferma che al 17 maggio l’Iran ha accumulato 408,6 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60%. Considerando come ha lavorato l’agenzia dell’ONU negli ultimi 25 anni è difficile credere che 408,6 chilogrammi e l’arricchimento al 60% siano dati affidabili.
Troppe volte gli ispettori sono stati cacciati dalle centrali nucleari o, peggio ancora, è stato vietato loro l’ingresso. Troppe volte le telecamere di controllo sono state oscurate nel silenzio quasi totale sia dell’AIEA sia dell’ONU.
Ora questa pubblicazione ha tanto l’aria di una pezza che serve a pararsi il culo dalle conseguenze che potrebbero derivare in tempi brevi e ci racconta ciò che avremmo dovuto sapere già 25 anni fa.
In compenso sappiamo che nel 2005 l’AIEA ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace insieme e Mohamed El Baradei, all’epoca direttore generale, con la motivazione che sottolineava gli sforzi nel prevenire l’uso militare dell’energia nucleare e nel garantire che la stessa fosse utilizzata nel modo più sicuro possibile.
Per loro stessa ammissione sapevano del programma nucleare strutturato e non dichiarato portato avanti dall’Iran, ma il silenzio li ha fatti premiare con un bel Nobel per la Pace che fa il paio con quello dato ad Obama sulla Pace che forse verrà.
Michael Sfaradi, 1° giugno 2025
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