
A Roma, il 10 e 11 aprile, prende forma un’iniziativa che ambisce a incidere non solo sul dibattito politico, ma anche sul terreno più profondo e spesso trascurato della cultura: “L’Italia dei liberali verso il 2027”. Il convegno, promosso dal giornalista ed editore Federico Bini, fondatore di Straborghese Edizioni, si propone come un momento di riflessione e rilancio del pensiero liberale nel nostro Paese.
L’evento nasce in collaborazione con l’Academy Spadolini del Talento, presieduta dal professor Luigi Tivelli, e vede la partecipazione di realtà come Confedilizia, “Critica e Libertà”, “L’Opinione” e Onda – Agenzia di Comunicazione. Due giornate dense di incontri, nella sala Luigi Einaudi di via Borgognona, che riuniranno esponenti della cultura, dell’economia e della politica accomunati da un obiettivo: riportare il liberalismo al centro del discorso pubblico italiano.
Non si tratta soltanto di un convegno, ma del tentativo di costruire un laboratorio permanente di idee. L’ambizione, come sottolinea Bini, è duplice: da un lato creare un appuntamento annuale capace di fare il punto sullo stato del Paese; dall’altro dare vita a un vero e proprio think tank liberale. Un progetto che punta a seminare una visione alternativa rispetto a quella che viene descritta come una tendenza radicata dell’Italia: quella verso un modello statalista, paternalista e poco incline al merito.
È proprio qui che emerge il cuore politico e culturale dell’iniziativa. In un contesto segnato da trasformazioni profonde — dalla rivoluzione digitale ai cambiamenti negli equilibri economici globali — la riscoperta dei valori liberali assume un significato strategico. Libertà individuale, responsabilità, merito, apertura ai mercati e fiducia nell’iniziativa privata non sono soltanto principi teorici, ma strumenti concreti per affrontare le sfide del presente.
Il riferimento ideale è inevitabilmente a figure come Luigi Einaudi, il cui pensiero continua a rappresentare un punto di riferimento per chi immagina un’Italia più dinamica e meno ingessata da vincoli corporativi. Non a caso, la scelta della sala che porta il suo nome appare come un segnale simbolico: un richiamo a una tradizione che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione della Repubblica.
In un Paese spesso descritto come restio al cambiamento, iniziative come questa indicano la volontà di riaprire spazi di discussione e di proposta. Il liberalismo, in questa prospettiva, non viene presentato come una semplice opzione politica tra le altre, ma come una chiave per ripensare il rapporto tra individuo e Stato, tra libertà e responsabilità, tra crescita economica e coesione sociale.
“L’Italia dei liberali verso il 2027” si inserisce così in un tentativo più ampio di rianimare un dibattito che negli ultimi anni è apparso frammentato e talvolta marginale. La sfida è ambiziosa: costruire un’Italia più meritocratica, più competitiva e al tempo stesso più consapevole delle proprie radici. Un’Italia che, senza rinnegare la propria storia, sappia però guardare al futuro con uno spirito nuovo, europeo e moderno.
Salvatore di Bartolo, 10 aprile 2026
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).