Società

“L’Italia è un problema per i maranza”. Concita mia, ma che diavolo dici?

La De Gregorio ribalta la realtà sulla criminalità dilagante

de gregorio
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Concita de Gregorio è una donna vecchia. Non anziana, proprio vecchia. Vecchia, s’intende, di pensiero, di mentalità: peccato, perché l’anagrafe non l’asseconda, è più giovane delle sue analisi che risalgono da certa muffa ideologica di cinquanta, sessanta anni fa: già sconnesse, in sé e dal mondo, allora, figuriamoci oggi. Al cospetto di Bianca Berlinguer, la Concita si produce in una stralunata intemerata pro maranza e pazienza se non ci fosse niente di vero, ai miraggi, non sempre in buona fede, dei riflettori di sinistra siamo avvezzi: il problema è che non c’è niente di reale, che è molto diverso. De Gregorio dipinge un mondo fatato al contrario, dove questi balordi sono le vere vittime (e dài…) di un Paese che non li vuole, non li valorizza. Non li accoglie. Non li accetta. Ora, a parte che la cronaca sconfessa in ogni sua piega, ogni giorno, in modo tragico, una simile volontà di potenza mistificatrice, dipingere questi maranza come profughi servirà pure ad indurre, in modo subliminale, il parallelo evocativo con la mitica Gaza, dove patrioti di Hamas difendono con amore e con dedizione la popolazione oppressa dai carnefici israeliani, anzi ebrei che li condanna all’esodo: ma come fai decentemente a dipingere come sfollati, come rifiutati elementi nati qui? Chi è che non li vuole nel Paese di nascita? Qual è il loro Paese di nascita?

Concita non può farsele queste domande, o per convenienza o perché non ci arriva. Ma la soluzione è semplice: questi sono nati qua, per la maggior parte, ma considerano la vera e sola terra natia quella che effettivamente in qualche modo non li ha voluti. Qui nascono tutti i problemi, perché l’Italia diventa, automaticamente, terra di saccheggio e di conquista. La mistica dei poveri reietti che a 15 anni si danno da fare, lavorano per offrire il loro contributo (a 15 anni?) nessuno l’ha vista, non è fattibile e del resto nessuno di loro la sposa: questi non sono derelitti, sono gentaglia che gira griffata così come armata e si dedica alla delinquenza che rende molto e costa niente; è l’altro equivoco, la sublimazione del pizzaiolo egizio cara a Sala, questo sindaco eufemisticamente inadeguato per una metropoli fuori controllo; ma il pizzaiolo egizio è, nell’ipotesi migliore, l’eccezione che non smentisce una regola fatta di criminalità nemmeno a prato basso. In questo giustificazionismo della delinquenza per così dire esotica cade l’irresponsabilità delle Concite, che a questo punto non hanno più alibi. Perché non voler vedere la realtà, metterci sopra la carta da parati di una finzione, non può scusarli. Loro, le Concita, i Beppe, coi maranza non ci trattano, al bosco di Rogoredo non ci passano manco per sbaglio e quindi possono continuare a stordirsi nei loro autoinganni, senonché il maranzato che avvelena l’Italia nasce, cresce su una impunità di fondo, sulla comprensione della sinistra sentimentale, ma al fondo cinica, in combinato disposto col lassismo pilatesco di una destra parolaia.

 

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Le Concite di tutto il mondo, unitevi, hanno rotto i coglioni con la retorica frantzfanoniana da dannati della terra: se la ricantassero ad libitum tra di loro, ma la piantassero una buona volta di indorare la pillola ad usum partitum, tanto più che questa nuova classe sociale, troppo, troppo tollerata la fa da padrona anche in osservanza di certo Islam di conquista che prevede l’aggressione, la violenza sulle donne, il coltello come regola. Sostiene De Gregorio, in modo spericolato, che “non sono i maranza un problema per l’Italia, è l’Italia un problema per loro”. Ma magari fosse davvero un problema! Sarebbero indotti ad andarsene, a tornare nella madrepatria che, quella sì, non li ha voluti ma che ancora sognano. Solo che nella madrepatria difficilmente potrebbero vivere di soprusi, di crimine, di farla franca per i deliri di una sinistra giudiziaria, politica e giornalistica.

De Gregorio è la stessa che sul perduto giornale di riferimento, Repubblica, rilancia pure l’ennesima lettura sclerotizzata a proposito delle violenze torinesi: gli Askatasuna, i terroristi organizzati come minimo agevolati da un governo che li conosce e li sguinzaglia per favorire la svolta repressiva. È una tesi offensiva in senso etico ma pure intellettuale, per non dire mentale; ed è la tesi recitata all’unisono da tutti quelli che non sanno come uscire dall’impasse di una appartenenza che prima coccola questi mascalzoni e poi non sa come scaricarli: le Concite, gli Odifreddi, i Revelli, i FratoBonelli, eccetera. Eh, no, belli, si fa per dire. Troppo facile additarli e insieme difenderli questi boia; troppo comodo invocare certe misure, come il fermo preventivo, per contemporaneamente maledirle in fama di autoritarie.

Insomma che caz*o volete? Ma è semplice: tutto e il contrario di tutto, così la biglia finisce sempre in buca e la colpa sempre dei fasci al potere. Giorgia Meloni, scusasse, dovrebbe darsela una svegliata: gli stessi della tolleranza mille, un milione, i fiancheggiatori dei disordini e delle violenze sistematiche l’accusano di non fare niente per la sicurezza e allo stesso tempo di fare qualsiasi cosa, in fama di repressione: tanto vale tirare dritto, santa Madonna, fottersene, tanto non verrai mai accettata, qualsiasi cosa tu faccia o non faccia, ma abbozzarla sul serio una tutela sia per i fantaccini in divisa presi gioiosamente a martellate che per i cittadini senza divisa cui spetta la stessa sorte.

Che il governo finora sia stato peggio che debole, morbido, emolliente sulla sicurezza – si tratti di maranza o Askatasuna, che poi son saldati – è un fatto; che cerchi la morte dello sbirro per una svolta dittatoriale, va oltre la fantascienza, oltre la distopia ed è una canagliata anche stupida, perché a quel punto, lungi dalla svolta autoritaria che non è nell’ordine delle cose italiche, che se mai scatta se la gente non si vaccina in massa, e l’ha fatta la sinistra filomaranza e filohamas, se muore un poliziotto muore anche il governo Meloni: discorso chiuso. La verità è che ancora una volta non si farà niente a parte chiacchiere, parole e cartacce: la manfrina è già partita, il temutissimo dalla sinistra decreto sicurezza si risolverà esattamente come il pacchetto sicurezza per le scuole: intenzioni col fiore in bocca, se no la sinistra s’incazza.

Giorgia ha ancora una volta chiesto aiuto a Lella, come a dirle: questi, fammi il favore, tienili buoni tu. Altro segnale non di dialogo, ma di debolezza. Le Concite lo sanno e ci marciano; i loro pensieri sono vecchi, la loro strategia pure, ma sempre buona. Magari questo Paese diventasse davvero meno vivibile e più un problema per certi balordi. Magari.

Max Del Papa, 5 febbraio 2026

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