Dice Gentiloni a un programma televisivo, a proposito del riarmo: “In questo campo l’Europa ha fatto molto ed escludo che l’Italia possa tirarsi indietro”. Quando il conduttore Telese gli obietta che siamo pur sempre in una democrazia sovrana, il commissario politico Gentiloni non fa una piega: “No, escludo che si possa fare”. E minaccia che provarci non è consigliabile: “Chiedete a Orban”. Affermazioni che dovrebbero indurre a preoccupazione e giusta preoccupazione, ma come sempre si risolve l’impasse chiamando la pubblicità. L’Italia nell’Europa è ancora nazione autonoma? Non si direbbe, lo sappiamo, ma qui la questione è se non altro formale, va letta nel senso dell’indipendenza prevista dalla Costituzione. Invece il Capo dello Stato, garante formale della Costituzione, è il primo a non crederci, ripete che l’Italia senza Unione Europea non esiste, che “ci vuole più Europa”.
Il mantra della sinistra continentale che la UE l’ha fatta per renderla una sua appendice totalitaria. Lo abbiamo sperimentato durante il Covid: lo stato repressivo di ispirazione europea si doveva a precisamente a questo, preparare la gente a cedere la sovranità individuale, collettiva e perfino nazionale in modi all’occorrenza stravaganti. Gli esempi si possono moltiplicare, non finiscono mai. Viene fuori il boom degli spumanti, del prosecco che ha salvato il Veneto ed è un affare da 8 miliardi l’anno in esportazioni? Subito spunta una virologa utilitè di stampo europeista per dire che il vino fa venire il cancro mentre la carne sintetica, da nessuno garantita ma sulla quale ha pesantemente investito Bill Gates, è la salvezza. Non è lo stesso Bill che dieci anni teorizzava la potatura del genere umano, lo sfoltimento della popolazione globale?
Ma perché poi dovremmo credere agli stessi che hanno mentito su tutto? A capo della Commissione Europea c’è una nobildonna espulsa di fatto dalla politica tedesca, alla BCE hanno riciclato uno di questi personaggi indecifrabili ma inquietanti, la Christine Lagarde, proveniente dal Fondo Monetario, che ha aumentato i tassi del 500% senza che servisse a domare l’inflazione. Ma lei insiste fin che può, secondo motivazioni del tutto misteriose: avanti senza guardare alle conseguenze, nella mancanza di realismo e di umiltà che è la vera cifra dell’astrazione bancaria e che oggi si riverbera sui rapporti di forza che dipendono dal controllo dell’energia. Dopo la brutale liquidazione di Zelensky ad opera di Trump, che riapre le cascate del diesel russo in quanto tiene conto di una annunciata crisi globale, l’Europa non fa i conti con ciò che può proporre, opporre, ma fomenta l’atteggiamento stizzoso ma irresponsabile e narcisisgico del boss ucraino; e poco le importa se lo scenario è quello di un rincaro a pioggia su tutto, merci, derrate, servizi, che spalanca la porta a una terribile recessione pandemica. La UE non la vede la prospettiva catastrofica della filiera manifatturiera? Sì, la vede benissimo ma parliamo di una astrazione che non ha esitato a distruggere l’intero comparto automobilistico continentale, partendo da quello tedesco, ad esclusivo beneficio della Cina.
Una vice della Lagarde, Isabel Schnabel, un’altra di queste streghe che abitano il Castello orrorifico di Bruxelles, ha dichiarato nel 2023: “L’economia dell’area euro è in recessione profonda e spaventosa, la politica dei tassi non è servita, dunque la inaspriremo”. Esattamente il modo di ragionare che hanno i dittatori pazzi, intossicati di ideologia. La pressione europeista è insostenibile e si alimenta di una comunicazione truffaldina e demenziale come in tema di ambiente. Talmente fuori dalla realtà che è stato necessario il ricorso a una adolescente squilibrata, una specie di cartone animato che di sé dice: non ho bisogno di studiare, sono nata onnisciente e vedo la CO2 che piove sui palazzi. Il modo di procedere dell’Europa è il seguente: c’è una emergenza? Non la risolviamo ma la rendiamo perenne, la affrontiamo nel modo ideologico, con il dirigismo, con le soluzioni calate dall’alto che non sono soluzioni e passiamo di vertice in vertice, di accordo in accordo.
Dice il conte piddino Gentiloni che non conviene mettersi contro la metastasi di Bruxelles: già, come dire un fascismo che avvolge i fascismi interni, burocratici dei singoli paesi. Persa momentaneamente la guerra del controllo ossessivo, spezzato dai pionieri anglosassoni della globalizzazione, i Reagan, le Thatcher, i sistemi statali reagivano incrementando le procedure di controllo endogeno, ramificando la burocrazia fino a farla diventare un sovrapotere in grado di paralizzare ogni cosa – o di consentire, a caro prezzo, qualunque cosa. Processo segnalato da Béatrice Hibou come da Sabino Cassese e destinato a degenerare nella controdemocrazia tratteggiata da Rosanvallon; o del potere reticolare già postulato da Foucault, che di Rosanvallon fu maestro, se non orizzontale, infrastrutturale, disaggregato, nella lettura del sociologo Michael Mann.
Modi eleganti, raffinati per dire della democrazia negativa che si risolve in dittatura sostanziale, apparentemente morbida ma pronta a tirar fuori la violenza legittimata di Weber e vagheggiata dal nostro conte marchigiano. Legittimata fino a quando? Siamo sicuri sia davvero morbido il penare tra continue innovazioni fiscali, adempimenti ossessivi, obblighi e divieti paranoidi? Ora, di questo sistema corrotto e decomposto, di questo sistema autoritario che sostanzia il fascismo del terzo millennio, non parla nessuno. E non ne parla per la semplicissima ragione che il suo orizzonte è condiviso dalla politica al suo completo.
Ma sì, continuiamo a scannarci sul fascismo di cento anni fa, a dire che non deve tornare per non dire, per non vedere che è già tornato e ci sta bene così. Fare la casa partendo dal tetto, meglio dal “cappotto termico”, non è più un’eresia ma il modus procedendi dell’Unione Europea, che poi lo impone a tutti. Prima la galera poi il reato. Prima il controllo poi il pretesto. È la permacrisi, lo stato di crisi permanente ipotizzato da Ursula von der Leyen e analizzato dal giurista Stefano d’Andrea nel libro “L’Italia nell’Unione Europea. Tra europeismo retorico e dispotismo ‘illuminato’”, titolo che è tutto un programma: l’Europa si fonda, si forma sull’idea stessa di crisi perenne, che tutto legittima nel senso di una incessante rielaborazione di se stessa; altro obiettivo non c’è, altro orizzonte non esiste, il fine è in sé, è l’Unione in quanto tale che stritola istanze, diritti, libertà dei singoli stati e dei singoli cittadini in essi. È il fine in sé della UE, un continuo ridefinirsi all’insegna della crisi perenne, senza altro obiettivo che perpetuarsi come entità burocratica, di potere, di corruzione somma.
Con ampio ricorso a trattati esoterici, segreti, incomprensibili, ma calati dall’alto. Spiegava Jean-Claude Juncker, lo ricordate, il predecessore della Baronessa Ursula: “Gli imponiamo una misura iniziale e vediamo come reagiscono; se non reagiscono, aumentiamo la pressione fino a raggiungere un risultato irreversibile. Poi passiamo alla nuova misura”. Il presupposto è attribuito all’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt: “L’Europa vive di crisi”. La Baronessa ha adottato o le è stata suggerita una formula adatta ai tempi: “permacrisi”, crisi perenne. La strategia non è cambiata in 70 anni e, non ribellandosi i popoli, hanno continuato nell’imporre mutazioni sociali sempre più deliranti e devastanti anche perché concentrate in prospettive temporali sempre più ristrette e frettolose.
Ma l’urgenza, la smania sono esse stesse parte dell’isteria fondativa, della permacrisi, è il “non c’è più tempo” del pupazzo macabro Greta oggi votata ad Hamas, è il catastrofismo moralistico e millenaristico. L’altro aspetto notevole che d’Andrea mette in luce è l’europeismo retorico, per dire il feticismo burocratico che nessuno capisce ma c’è e non va discusso. E qui si torna al fatalismo paramafioso della sinistra patrizia, al conte Gentiloni Silveri che dice “È molto complicato che un Paese vada frontalmente contro l’orientamento europeo, molto complicato. Telefonare a Orban e chiedergli come gli è andata”.
Max Del Papa, 12 ottobre 2026
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