
In merito all’orrendo omicidio di Charlie Kirk, sono rimasto particolarmente colpito da un redazionale dell’Ansa dello scorso 10 settembre. Questo in particolare l’incipit di un articolo che penseresti di leggere in un giornaletto di estrema sinistra: “Charlie Kirk, 31 anni, potente attivista di destra, colpito mentre partecipava a un evento in un campus nello Utah, ha pubblicamente promosso cause conservatrici e allineate a Trump, nonché disinformazione sul Covid, la teoria critica della razza e il negazionismo sul cambiamento climatico. È stato Ceo, responsabile della raccolta fondi e volto pubblico di Turning Point sin dalla sua fondazione”.
Quindi, collegandomi ad un “illuminato” pensiero di Piergiorgio Odifreddi, secondo il quale sparare ad un divulgatore di pace come Martin Luther King non è la stessa cosa che sparare ad un sostenitore del Maga trumpiano, se ne potrebbe dedurre che, secondo chi ha scritto il pezzo, in fondo è passato all’altro mondo un bieco conservatore, un negazionista climatico e un disinformatore in merito al Covid: in parole povere, un eretico a tutto tondo delle moderne religioni woke, climatiche e sanitarie.
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In tal senso, dare in questo modo la notizia tenderebbe ad oscurare alcuni dettagli fondamentali, soprattutto nell’animo e nella mente dei più sprovveduti, ovvero di coloro i quali si bevono con grande facilità le pozioni magiche di una certa propaganda subliminale di stampo progressista, e cioè che è stato barbaramente ucciso un giovanotto di 31 anni, che sembra aver fatto del dialogo il suo tratto distintivo e che lascia una giovane vedova con due figli piccoli.
Ebbene, personalmente considero decisamente riprovevole in siffatto modo di dare a caldo la notizia. Un modo giornalisticamente e umanamente inaccettabile, la qual cosa fa venire il sospetto che se malauguratamente la vittima fosse appartenuta ad un diverso fronte politico e culturale altrettanto diverse sarebbero state le parole utilizzate.
Claudio Romiti, 15 settembre 2025
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