Cronaca

Lo Stato morale impone il bagno in casa alla Famiglia nel Bosco

Il surreale dibattito a "Storie Italiane". E infatti i genitori neo-rurali stanno pensando di tornarsene in Australia. Si può capire

famiglia isolata nel bosco
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Mercoledì mattina, nel corso di Storie italiane, condotto su Rai1 da Eleonora Daniele, ho assistito ad un dibattito a dir poco preoccupante in merito alla surreale vicenda dei cosiddetti bambini del bosco strappati ai lori legittimi genitori. In estrema sintesi, tranne il sempre ottimo Antonio Marziale, a lungo garante per l’infanzia e l’adolescenza della Calabria, tutti i partecipanti, compresa la conduttrice, erano grosso modo d’accordo su un punto che così mi permetto di sintetizzare: se decidi di stabilirti in Italia ne devi rispettare le regole.

E già, sebbene io sia perfettamente d’accordo sul principio, quali sarebbero dette regole? In particolare, tesi sostenuta dalla maggioranza di ortodossi, esemplificata perfettamente da alcune dichiarazione di Riccardo Signoretti, direttore del settimanale Nuovo, è che alcune delle principali regole della convivenza civile che deve rispettare chi vive in Italia sarebbero le seguenti: una casa con l’elettricità e il riscaldamento a gas, il bagno interno realizzato con tutti i crismi e l’acqua corrente, oltre a non commettere il “crimine” di far mangiare funghi tossici/velenosi ai propri figli.

Su questa linea ortodossa, che ovviamente la stragrande maggioranza dei nostri concittadini praticano nella vita quotidiana, dato che viviamo nell’era del benessere materiale e che, vorrei sommessamente ricordare all’ottimo Signorini, non viene obbligata da nessuna legge, si è contrapposto molto efficacemente Marziale il quale, senza mezzi termini, ha rilevato che in questo modo si vuole imporre attraverso l’autorità dello Stato il nostro stile di vita occidentale. Stile di vita occidentale che da noi, evidentemente, mette ai primi posti l’ossessiva presenza di un bagno estremamente confortevole.

In questo senso, oltre ad essere molto d’accordo con il garante, segnalo che, da quanto sappiamo, il fatto che la famiglia abbia distrutto il bagno precedente – considerato quasi un crimine dai sostenitori dello Stato morale intervenuti -, sostituendolo con uno a secco al di fuori dell’abitazione, a mio avviso non rappresenta un elemento tale da sospendere la patria potestà ai genitori. Genitori i quali, inoltre, avevano installato i pannelli solari per le loro necessità domestiche e riscaldavano gli ambienti con alcune stufe a legna. Ora, se tutto questo costituisce un grave pregiudizio per i bambini, vorrei ricordare a chi esprime una sorta di mania del controllo ai danni di chi vive e si comporta in maniera non convenzionale ma non sanzionata da alcuna legge, che un simile atteggiamento di ostilità è stato a lungo e duramente espresso, ai tempi bui della pandemia, nei riguardi di chi contestava le ignobili restrizioni – che i fatti hanno dimostrato quanto fossero inutili se non controproducenti – che hanno conculcato per molto tempo le libertà costituzionali dei cittadini italiani. Evidentemente quella tragica lezione di pessima democrazia non è stata ancora digerita adeguatamente.

Sta di fatto che, secondo indiscrezioni, la madre dei tre bambini condotti d’imperio in una casa famiglia avrebbe espresso alla vice-console d’Australia l’intenzione di tornare, una volta riunita la propria famiglia, nella sua terra natia. Una scelta che mi sento di condividere in pieno.

Claudio Romiti, 10 dicembre 2025

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