
Dopo trattative ad alta tensione e botta e risposta al vetriolo, a fine luglio Usa e Ue hanno raggiunto l’intesa sui dazi. L’accordo prevede che la tariffa sui prodotti europei esportati negli Stati Uniti sia fissata al 15 per cento e un’altra serie di misure più o meno contestate. Il testo firmato da Donald Trump e Ursula von der Leyen ha scontentato alcuni Paesi e leader politici, che avrebbero voluto una guerra commerciale con Washington. In prima fila il presidente francese Emmanuel Macron, sostenuto da vari governi e leader di sinistra, a partire dalla segretaria Pd Elly Schlein. Ma ora è arrivato uno studio che stronca senza mezzi termini i tifosi dello scontro delle tariffe con Trump.
Secondo l’ultimo studio dell’Iw, l’Istituto economico tedesco, il dazio di base del 15 per cento porterà a costi di 16 miliardi di euro all’economia tedesca, ovvero lo 0,4 per cento del Pil nel periodo 2025-2028. Ma attenzione, si tratta di cifre quantomeno accettabili se si considerano le alternative: se l’aliquota tariffaria media dovesse salire al 35 per cento, come minacciato di recente, si prevede un costo di oltre 40 miliardi di euro. E ancora, con le relative ritorsioni – in soldoni, la guerra commerciale – anche di oltre 50 miliardi di euro all’anno.
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L’inversione di rotta nella politica commerciale statunitense rimane una delle maggiori fonti di incertezza per lo sviluppo economico della Germania e di tutta l’Ue. Anche dopo l’intesa sui dazi regna l’incertezza. Un accordo del genere è sempre meglio di nessun accordo o del rischio escalation con dazi del 30 per cento o superiori. Un fattore chiaro a tutti tranne che ai soliti noti. Inoltre, l’accordo e il nuovo dazio del 15 per cento hanno portato un certo sollievo all’industria automobilistica europea, che aveva recentemente dovuto affrontare un dazio statunitense del 25 per cento.
Tuttavia l’accordo non è definitivo, come ha dimostrato la discussione di questi giorni. Molto rimane incerto e il rischio di una nuova escalation è tutt’altro che scongiurato. I dettagli non sono chiari e rimane particolarmente incerto come verranno attuati gli impegni dell’Ue in materia di importazioni di energia e investimenti negli Stati Uniti. Anche l’impegno dell’Ue a investire 600 miliardi di dollari negli Usa rappresenta un importante punto interrogativo, soprattutto perché su entrambe le sponde dell’Atlantico vi sono opinioni diverse su come interpretare tale impegno.
Pertanto, l’incertezza riguardo agli ulteriori sviluppi del conflitto tariffario rimane elevata e i costi sono difficili da stimare in modo affidabile. Le simulazioni basate sul modello economico globale di Oxford Economics possono tuttavia fornire alcune indicazioni in merito. I costi calcolati per l’economia tedesca sono presentati, ipotizzando l’attuazione degli scenari presentati a partire dal terzo trimestre del 2025, rispetto alla situazione precedente all’attuale cambiamento della politica commerciale statunitense, quando, secondo i dati dell’OMC, l’aliquota tariffaria ponderata per gli scambi commerciali degli Stati Uniti era del 2,2 per cento e quella dell’Ue del 2,8 per cento. Eccezioni, come il dazio del 50 per cento su acciaio e alluminio e il commercio esente da dazi in singoli settori, non vengono prese in considerazione.
I risultati delle simulazioni mostrano che l’economia tedesca sosterrà comunque costi nell’ordine di decine di miliardi all’anno. Anche se l’accordo venisse attuato e il dazio di base rimanesse al 15 per cento, i costi ammonterebbero allo 0,4 per cento del PIL, ovvero 16 miliardi di euro in media per il periodo 2025-2028. Se la controversia sui dazi dovesse ulteriormente aggravarsi, i costi potrebbero salire all’1,1 per cento del PIL, ovvero oltre 40 miliardi di euro. Con le relative misure di ritorsione da parte dell’UE, i costi potrebbero addirittura superare i 50 miliardi di euro all’anno, il che comporterebbe una riduzione del PIL di oltre l’1 per cento tra il 2025 e il 2028.
Per l’Ue nel suo complesso, i costi, misurati in percentuale del PIL, sono di entità analoga. In termini assoluti, i costi ammonterebbero a circa 67 miliardi di euro all’anno se venisse applicata l’aliquota tariffaria concordata del 15 per cento e agli Stati Uniti fosse concesso un accesso esente da dazi al mercato UE. Se il conflitto commerciale dovesse ulteriormente aggravarsi e i dazi statunitensi venissero aumentati al 35 per cento, potrebbero verificarsi costi pari a 175 miliardi di euro all’anno, misurati come deviazione del PIL dell’UE rispetto allo scenario di base ipotetico, in cui il livello tariffario sarebbe rimasto al livello di inizio 2025. Con le relative misure di ritorsione da parte dell’Ue, i costi per l’economia europea potrebbero addirittura raggiungere i 210 miliardi di euro.
Insomma, la linea Macron/Schlein sarebbe costata miliardi di euro. Un po’ troppo per appagare le manie di protagonismo di chi vuole affermarsi come leader…
Franco Lodige, 7 agosto 2025
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