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Lockdown a Natale: la balla dell’Europa che chiude

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Non è ancora chiaro cosa voglia fare il governo per i giorni di festa. Controlli di polizia “massivi” (manco se fossimo 60 milioni di Matteo Messina Denaro), pranzi interdetti, coprifuoco anticipato… Un mese fa ci dicevano: facciamo un sacrificio per trascorrere un Natale sereno. Il Natale invece lo stanno abolendo e, ovviamente la colpa è nostra: siamo andati a fare shopping. Ma dato che il pretesto per farci digerire l’ennesimo sequestro di persona è che “in Europa stanno chiudendo”, sarebbe interessante andare a guardare in cosa consistono le sbandierate serrate all’estero.

Modello Merkel

Cominciamo dalla Germania, visto che alla retorica del “modello italiano” è ora subentrata quella del “modello Merkel”. È vero che da oggi scatta il lockdown “duro”, come lo chiamano i nostri giornali? Niente affatto. Chiudono i negozi (che saranno debitamente risarciti: il massimale dei ristori sale da 200.000 a 500.000 euro a impresa). Ma le scuole restano in funzione: semplicemente, viene meno l’obbligo di frequentare le lezioni in presenza, che nel Paese era stato mantenuto dal mese di agosto, a differenza che in Italia. Ai lander è poi concessa ampia autonomia organizzativa. Inoltre, per i tedeschi non esiste alcun coprifuoco nazionale: i provvedimenti sono locali e vengono adottati solo se ce n’è la necessità.

E in Francia? Il lockdown transalpino, in queste settimane, è stato piuttosto severo. Adesso, però, lo Stato ha intenzione di mollare un po’ la presa. C’è, sì, un coprifuoco dalle 21 alle 6 di mattina. Ma i divieti verranno sospesi la notte della vigilia: addirittura, quel giorno non servirà nemmeno l’autocertificazione per spostarsi.

Anche la Spagna si ammorbidisce: per il cenone, è consentito il rientro a casa entro l’1.30. Un po’ più severe le restrizioni in Olanda: didattica solo a distanza e chiusura dei negozi, tranne quelli che vendono beni essenziali. Curioso che un importante sito d’informazione del nostro Paese, Rainews, definisca “raro” il videomessaggio del premier Mark Rutte ai cittadini. Noi, degli show in tv e in diretta social di Giuseppe Conte, abbiamo perso anche il conto.

Bugie su Uk e New York

Quanto alla Gran Bretagna, ieri ha tenuto banco la notizia del ritorno di Londra nella zona di massima allerta, a causa della scoperta di un ceppo ignoto di Sars-Cov-2. Il giornale unico del virus s’è scordato che, per il periodo che va dal 23 al 27 dicembre, Boris Johnson ha allentato le maglie, peraltro bisticciando con gli scienziati: sarà consentito radunare sotto uno stesso tetto tre nuclei familiari per pranzi e cene.

Resta New York: ieri, i media nostrani, in cerca di modelli da indurci a emulare, dedicavano titoloni all’imminente “shutdown” della Grande Mela. La verità è che il sindaco democratico, Bill de Blasio, ha semplicemente ammesso che dopo Natale “potrà accadere e dobbiamo essere pronti”. Ovviamente, la sottile differenza tra Regno Unito e Stati Uniti da una parte ed Europa dall’altra, è che nel mondo anglofono sono già partite le vaccinazioni. Da noi, il ministro Francesco Boccia, che s’affanna per chiudere tutto, fino a ieri sera non era in grado d’indicare una data precisa per l’inizio della campagna di somministrazione degli immunizzanti.