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L’odio rosso e antisemita: “I Pro-Pal mi hanno sputato addosso”

Il racconto choc Pietro Balzano che aveva cercato di organizzare un evento in Università

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antisemitismo italia

Il giorno dopo l’attentato di Washington è il caso di ragionare anche sull’antesemitismo di casa nostra. Abbiamo visto i cartelli choc che invitano “israeliani e sionisti” a rimanere fuori. Abbiamo assistito agli attacchi dei centri sociali al Salone del Libro per impedire ad un autore israeliano di parlare. E ora parliamo della storia di Pietro Balzano che, pur non essendo ebreo, dettagli di per sé insignificante, è stato preso di mira dagli studenti di sinistra perché colpevole banalmente di aver organizzato un incontro su Israele.

“Abbiamo atteso due settimane per ottenere l’aula – ha raccontato a Quarta Repubblica – Siamo arrivati e l’aula era già occupata da queste persone. Ci hanno accolto con cori, insulti e lanciando coriandoli contro me e altri ragazzi, inclusa una signora di 80 anni. La situazione poi è peggiorata. Quando l’Università ci ha concesso un’altra aula siamo usciti tra spintoni e insulti, siamo rientrati nell’altra aula e lì mi hanno sputato e strappato la camicia fino a buttarci fuori”. Un racconto tremendo. Che permette di capire la tragica situazione che stiamo vivendo, dove ragazzi, adulti e anziani, ebrei o sostenitori di Israele, vengono costantemente presi di mira per le loro idee.

Certo: sputare addosso a un ragazzo o impedire un convegno su Israele non è come sparare a bruciapelo a due ragazzi appena usciti dal Museo Ebraico. Ma anche negli Stati Uniti “prima” ci si fermava solo alle contestazioni nei campus, agli inni ad Hamas, alla lode ai “partigiani” palestinesi dimenticando la strage del 7 ottobre. Poi qualcuno, urlando “free Palestine”, è passato all’azione. Per questo ogni singola espressione di odio, di intolleranza, l’impedire un convegno, bloccare la presentazione di un libro, andrebbe condannata. In Italia, invece, si preferisce il silenzio lasciando così mano libera ai violenti e intolleranti Pro Pal. Sperando che nessuno, mai, qui da noi, decida un giorno di trasformare le parole in fatti.

 

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