Harouna Sangare, un 25enne originario del Mali, è stato fermato il 10 settembre 2025. L’uomo è accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni ai danni di una 18enne, abuso avvenuto lo scorso 30 agosto a San Zenone al Lambro. Il fermo è avvenuto dopo che gli investigatori hanno trovato una corrispondenza tra il suo DNA e le tracce biologiche rinvenute sulla vittima. Qual è però l’odiosa novità su questo fatto? Che lo stupro poteva essere evitato. L’indagato qualche mese fa era già stato trattenuto nel Cpr di Milano perché ritenuto ‘pericoloso’. Il questore aveva chiesto che rimanesse lì, sulla base della denuncia di una compagna che lo accusava di violenze su di lei e la figlia, ma lo scorso dicembre la giudice presso il tribunale di Milano negò la convalida del fermo perché la denuncia e notizia di reato non bastavano, “la valutazione di pericolosità sociale deve essere prognostica” e non poteva “fondarsi su automatismi”.
Come spiega Il Giornale, la compagna di Sangare “nel luglio del 2024, pochi giorni dopo l’arrivo in Italia di Sangare, aveva presentato una denuncia-querela ai carabinieri di Pieve Emanuele, riferendo delle violenze subite da lei e dalla bambina – dall’uomo”. A novembre, l’Arma avverte la procura della notizia di reato. Poi il 5 dicembre il questore decide di trattenere l’uomo nel Cpr ‘Corelli’ di Milano. Il motivo? Un po’ per quella denuncia di maltrattamenti, che lo rendeva socialmente pericoloso. Un po’ per “determinare gli elementi su cui si basa la domanda di protezione internazionale che non potrebbero essere acquisiti senza il trattenimento”, visto “il rischio di fuga” in assenza di documenti. Ma la giudice della sezione specializzata immigrazione del Tribunale di Milano ha smontato i timori del questore, ritenendo che “la valutazione di pericolosità sociale non può che essere prognostica” e non può “fondarsi su automatismi ed essere sostenuta soltanto da una finalità di prevenzione e di pubblica sicurezza intesa in senso lato”.
E così il soggetto, arrivato in Italia dal luglio 2024 con un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria valido fino al 31 dicembre, una volta tornato libero ha ripreso a lavorare come aiuto cuoco nella struttura che lo ospitava mentre la sua convivente e sua figlia erano in una località protetta. Poi, nove mesi dopo, la nuova violenza.
La dinamica dello stupro
L’aggressione è avvenuta nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2025 presso la stazione di San Zenone al Lambro, in provincia di Milano. La ragazza stava tornando a casa dopo una serata con la sorella. Lo sconosciuto l’ha afferrata e trascinata in un’area boschiva vicina alla stazione. L’aggressione è durata circa un’ora prima che la vittima riuscisse a chiamare il 112. “Mi ha tappato la bocca e il naso con la mano. Mi ha sbattuta a terra. Poi ha afferrato il mio collo. La presa era così forte che non riuscivo a respirare. Pensavo di morire”, ha raccontato la vittima che è stata soccorsa alla clinica Mangiagalli di Milano.
L’identificazione attraverso il DNA
I carabinieri hanno effettuato prelievi di DNA presso il centro di accoglienza ex Hotel Ambra di San Zenone. L’uomo non era presente perché lavorava in un’altra struttura a Milano ed era in zona, la sera della violenza, solo per sostituire un collega. Il direttore della onlus Fratelli di San Francesco però ha riconosciuto l’uomo nella descrizione della vittima e in un fermo immagine delle telecamere di sorveglianza. Sangare era intanto tornato nell’altra struttura della Onlus, in via Saponaro a Milano, dove viveva e lavorava. Qui è stato trovato dagli investigatori, portato in caserma per un tampone salivare e infine arrestato. Le analisi del RIS di Parma hanno confermato la corrispondenza genetica tra il suo Dna e le tracce trovate sui vestiti della vittima.
La posizione dell’indagato
La procuratrice di Lodi Laura Pedio ha dichiarato: “Riteniamo che gli elementi acquisiti siano sufficienti per ritenerlo responsabile dei fatti”. Gli investigatori hanno incrociato le immagini delle videocamere della zona con quelle del centro di accoglienza. La vittima aveva descritto l’aggressore come “di carnagione scura, con i capelli ricci”. Per il Gip di Lodi, quella messa in atto dall’immigrato è stata una “azione senza pietà” di una personalità “aggressiva e priva di autocontrollo”. Un uomo “altamente pericoloso per l’incolumità pubblica, del tutto inaffidabile e privo di alcuna capacità di autocontrollo nonché completamente incapace di osservare le più basilari regole del vivere civile”. Secondo il Gip, inoltre, c’è il rischio che Sangare “possa darsi alla fuga, potendo agevolmente far perdere le proprie tracce” o “possa rivolgere eventuali ritorsioni” contro la vittima “affinché ridimensioni quanto dalla stessa denunciato”. Motivo per cui è stato confermato il fermo. Dell’uomo viene sottolineata “la spiccata capacità criminale che emerge dall’efferatezza dell’azione, commessa in modo particolarmente cruento e nei confronti di una giovane ragazza a lui sconosciuta che si è trovata sul cammino dell’aggressore per una fatale casualità”.
La domanda allora è: perché non tenerlo nel Cpr prima che commettesse l’ultimo, orribile, abuso?
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