Caffè avvelenato

L’Oms ha deciso: il prossimo Covid è il clima

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

clima covid Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Qui al bar l’Hantavirus ci puzzava già di antefatto a un dramma più ampio. Il primo atto lo vuole scrivere, a quanto pare, la divisione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, che chiede di classificare come “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” il cambiamento climatico. Le argomentazioni sono tutte discutibili eppure tutte ben radicate nella narrativa a senso unico costruita dalle grandi consorterie di esperti: c’è una “crisi” che “colpisce simultaneamente salute, alimentazione, acqua, energia e sicurezza nazionale”; l’Europa è l’area che registra “temperature in aumento al doppio della media globale” (nonostante il drastico calo delle emissioni: allora, con la transizione ecologica, ci tagliamo i cosiddetti per nulla?); il climate change è “una minaccia alla sicurezza, un’emergenza sanitaria e una bomba economica a orologeria”.

Una specie di sommatoria di Covid, Russia e blocco di Hormuz. Per non sbagliare, quelli che possiedono la scienza non hanno lasciato indietro niente. L’invito della specifica commissione che si occupa del problema è ad agire “ora, finché esiste ancora una finestra di opportunità”. Insomma, se fino ad oggi l’ambientalismo non ha funzionato, è solo perché ce ne vuole di più. Un po’ come il vaccino, un po’ come il comunismo. Un po’ come il caffè del mattino che non ti sveglia abbastanza. E’ la logica della “permacrisi”, anche detta “policrisi”: siamo sempre in emergenza, la politica deve sempre adottare soluzioni straordinarie, improcrastinabili e indiscutibili, la democrazia è compressa dall’eccezione permanente. Un copione già scritto, un’esperienza già vissuta. Ci stanno soltanto dicendo che dovrà diventare la “nuova normalità”, come la chiamava già qualcuno, anche sul Colle più alto della nostra Repubblica. C’è una sola certezza: il trucchetto per trasformare in un eterno allarme il dogma green ci costerà un botto. E a pagare il conto saremo noi. Speriamo resti qualcosa per il caffè. Almeno il bar potrà restare aperto…

Il Barista, 18 maggio 2026

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